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Rifiuti, pm Roma chiede processo per Cerroni

Per Procura ha lucrato su malfunzionamento Tmb Malagrotta

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di Redazione | 2018-12-19 18/12/2018 ore 18:40
(ultimo aggiornamento il 19 Dicembre 2018 alle ore 15:01)

Il 5 novembre scorso aveva incassato una sentenza di assoluzione piena. Per lui, alla soglia dei 90 anni, era caduta l’accusa più grave: essere a capo di una associazione a delinquere che ha lucrato per decenni sullo smaltimento dei rifiuti a Roma. Per Manlio Cerroni, ex patron della discarica di Malagrotta, le grane giudiziarie però non sembrano essere finite. La Procura ha infatti chiesto un nuovo rinvio a giudizio per lui e altre sei persone. La vicenda è legata al malfunzionamento, tra il 2006 e il 2013, di due impianti Tmb a Malagrotta. Il pm Alberto Galanti contesta a Cerroni, nella veste di proprietario del consorzio Colari (al momento sotto commissariamento) di avere ricavato vantaggi economici da quella situazione illecita. Ingiusto profitto il consorzio avrebbe ottenuto anche in relazione al tritovagliatore installato a Rocca Cencia, che ha operato in assenza di autorizzazione, nella primavera del 2013 quando Roma si trovava in emergenza rifiuti.

I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono quelli di gestione abusiva di rifiuti, all’abuso d’ufficio, alla frode in pubbliche forniture. Oltre al “Supremo”, la Procura chiede il processo per il suo storico braccio destro, Francesco Rando, per l’allora direttore tecnico dei due Tmb, Paolo Stella, per l’ex dg di Ama Giovanni Fiscon e per altre tre persone. Nel provvedimento con cui chiede al gip di rinviare a giudizio Cerroni, il pm Alberto Galanti sostiene che le percentuali delle frazioni in uscita dopo il trattamento del 50% dei rifiuti indifferenziati prodotti da Roma erano “notevolmente difformi rispetto alla vigente normativa, e segnatamente al principio di ‘gerarchia dei rifiuti’ che prevede il collocamento a dimora a discarica come ipotesi residuale nel ciclo dei rifiuti”, ma anche in relazione alle “migliori tecniche disponibili”, “al piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio” e “agli atti autorizzativi” dei due Tmb presenti a Malagrotta.

Nel provvedimento il sostituto procuratore scrive inoltre che “i due impianti di trattamento meccanico biologico, autorizzati per poter gestire complessivamente 1500 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani venivano al contrario costantemente e concordemente con i vertici di Ama sottoutilizzati, avviando Ama al trattamento di quantitativi molto più bassi rispetto alle percentuali autorizzate e alle potenzialità impiantistiche, senza che tale scelta imprenditoriale fosse giustificata da motivazioni di carattere tecnico”

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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