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Ostia: confiscati beni all’imprenditore romano Balini

Aveva rapporti con i clan Fasciani e Spada

di Redazione | 2019-01-10 10/01/2019 ore 9:30

La Guardia di finanza di Roma sta eseguendo un decreto di confisca, emesso dal tribunale-sezione misure di prevenzione, che riguarda numerosi immobili, autoveicoli, società, conti bancari e crediti, per un valore complessivo di oltre mezzo miliardo di euro, riconducibili all’imprenditore romano Mauro Balini.

Operante nel settore turistico e immobiliare, Balini era stato già arrestato dalle fiamme gialle nel 2015, per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni, il cui principale centro di affari era il porto turistico di Ostia, oltre ai noti stabilimenti balneari “Hakuna Matata” e “Plinius”.

L’operazione “Ultima spiaggia’ costituisce l’epilogo di meticolose indagini patrimoniali, delegate dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina agli specialisti del gruppo investigazione criminalità organizzata del nucleo di polizia economico-finanziaria, che hanno consentito di documentare come Balini avesse accumulato un ingentissimo patrimonio in mancanza di fonti di reddito lecite tali da giustificare le proprie operazioni mobiliari e immobiliari, talora compiute avvalendosi di componenti del proprio nucleo familiare o di compiacenti “prestanome”. Inoltre, le attività investigative hanno permesso di accertare i rapporti tra Balini ed esponenti di organizzazioni malavitose egemoni sul litorale romano, come i clan Fasciani e Spada.

Tali relazioni sono emerse, in particolare, con riguardo alla figura di Cleto Di Maria, narcotrafficante di elevato spessore criminale al quale Balini aveva concesso a un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione di un bar all’interno dello stabilimento balneare “Hakuna Matata” e che, per suo conto, curava i servizi di sicurezza e vigilanza all’interno del porto turistico. Balini si era, inoltre, fatto carico di sostenere economicamente la famiglia del pregiudicato Roberto Giordani, meglio noto come “Cappottone”, durante la detenzione conseguente al tentato omicidio di Vito Triassi, commesso nel 2007, elargendo alla moglie del Giordani la ragguardevole somma di 5.000 euro mensili. Ancora, l’imprenditore aveva affidato a titolo gratuito a una cooperativa riferibile, tra gli altri, a Roberto Pergola – personaggio interno al clan Spada, come acclarato successivamente nel contesto dell’indagine “Eclissi” – la gestione del parcheggio interno al citato porto turistico.

L’accertata evidente sproporzione tra le ricchezze possedute e i redditi dichiarati, insieme alla conclamata pericolosità sociale di Balini, aveva condotto, tra luglio 2016 e ottobre 2017, al sequestro dei beni oggi confiscati. Il provvedimento in corso di esecuzione riguarda, nel dettaglio: quote societarie, capitale e intero compendio aziendale di 15 società, operanti nel settore immobiliare, nella gestione di servizi e di stabilimenti balneari e nella ristorazione, cui sono riconducibili, tra l’altro, i circa 840 posti barca del porto turistico di Ostia; 897 unità immobiliari (appartamenti, locali commerciali, box, posti auto e terreni) site in Roma e in provincia di Rieti; 7 autoveicoli e 1 motoveicolo; rapporti finanziari e crediti societari, per un valore di quasi 516 milioni di euro

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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