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Ostia, su clan Fasciani appello conferma: è mafia

Inflitte tredici condanne per pene che superano complessivamente i 160 anni di carcere. Al capo clan Carmine, 27 anni

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di Redazione | 2019-02-4 4/02/2019 ore 17:00

Anche per i giudici d’appello di Roma il clan dei Fasciani di Ostia è colpevole di associazione mafiosa e di altri reati aggravati dall’uso del metodo mafioso. Dopo tre ore di camera di consiglio, la terza Corte d’appello ha pronunciato tredici condanne per pene che superano complessivamente i 160 anni di carcere. Ventisette anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti al ‘patriarca’ Carmine Fasciani, 11 anni e 4 mesi alla figlia Sabrina e 6 anni e dieci mesi alla figlia Azzurra, 12 anni e 5 mesi alla moglie Silvia Franca Bartoli.

I giudici, rispetto al ‘patriarca’ Carmine, non hanno riconosciuto alle figlie Azzurra e Sabrina il ruolo apicale, bensì un ruolo di partecipi. Per quanto riguarda le altre condanne: ad Alessandro Fasciani sono stati inflitti 10 anni e mezzo, a Terenzio Fasciani 8 anni e mezzo, a Riccardo Sibio 25 anni e mezzo, a Luciano Bitti 13 anni e tre mesi, a John Gilberto Colabella 13 anni, a Gilberto Inno 7 anni e 1 mese, a Mirko Mazzoni 10 anni, a Danilo Anselmi 7 anni e ad Eugenio Ferramo 10 anni. Complicata la vicenda processuale che ha visto alla sbarra il potente clan del litorale romano.

In primo grado ci furono pesanti condanne, oltre 200 anni di carcere, ma in appello, però, cadde l’accusa di associazione e l’aggravante della modalità mafiosa. Per dieci imputati le condanne furono più lievi. E’ stata successivamente la Cassazione, che il 26 ottobre 2017, ritenendo “processualmente acquisito che la famiglia Fasciani ha costituito un’associazione per delinquere di tipo mafioso con a capo Carmine Fasciani”, ordinò di rifare il processo d’appello al fine di riprendere in considerazione l’accusa di mafia, con le relative aggravanti, anche per il narcotraffico che era stato contestato.

“Ora nessuno potrà più mettere in discussione la natura mafiosa dei clan che si sono spartiti i traffici illeciti nella Capitale e che per anni hanno condizionatola vita economica e democratica del litorale romano, arrivando sin dentro il cuore della città”, ha detto l’associazione Libera contro le mafie di don Luigi Ciotti, che si era costituita parte civile nel processo.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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