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È uscito il libro sul clan dei Casamonica

Presentato in Campidoglio ‘Casamonica’ di Nello Trocchia insieme alla sindaca Virginia Raggi e al pm Giuseppe Cascini

Giacomo Di Stefano
di Giacomo Di Stefano | 2019-02-13 13/02/2019 ore 9:40

“Il lavoro per ripristinare la legalità nei territori dominati dai Casamonica ancora non è finito”.

È una frase che riassume l’esistenza di un problema non ancora debellato quella pronunciata ieri pomeriggio dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. Un altolà all’illusione che il problema-Casamonica sia stato eliminato con la demolizione scenica delle villette della famiglia sinti a novembre in zona Quadraro.

Oggi, per approfondire un mondo criminale sconosciuto al grande pubblico, c’è un importante contributo giornalistico del reporter Nello Trocchia. Attivo sia in televisione che sulla carta stampata, Trocchia ieri ha presentato ‘Casamonica’, un libro che racconta le sfaccettature di un sistema criminale complesso nascosto dal folklore pacchiano di una famiglia sottovalutata per decenni. “I Casamonica sono distribuiti in arcipelaghi, hanno subito perdite ma sono vivi e vegeti. Sia per i soldi riciclati, sia per le proprie ‘offerte’ alla città, in primis la cocaina – racconta l’autore – Pensiamo a un fatto: la villa demolita da Salvini era stata sequestrata nel 2009. In questi 10 anni lo stato non è riuscito a combinare nulla, mostrando debolezza.

Loro hanno una facciata kitsch, l’aria strafottente, atteggiamenti da criminali di terzo rango ma hanno messo in piedi una struttura organizzativa notevole e sofisticata. Alla criminalità è richiesta affidabilità, e i Casamonica sono affidabili”.

Con quali strumenti a disposizione?

“Hanno una grande capacità nel dissimulare la loro caratura. Loro applicano la ‘lagnazione’, non minacciano direttamente, si lamentano e lasciano intendere le proprie intenzioni. Parlano una lingua incomprensibile, un misto tra abruzzese e sinti che la Procura spesso non riesce a decifrare.”

Per la presentazione del libro, presenti nella Sala della Protomoteca in Campidoglio anche il giudice Giuseppe Cascini e il giornalista Corrado Formigli.

“Roma ci sono tutte le più grandi associazioni criminali ma senza che ci siano state guerre eclatanti. Un singolare equilibrio in cui tutti i gruppi sono riusciti a convivere – racconta Cascini – dire che c’è la mafia a Roma non è un’onta per la Capitale, è uno smacco il fatto che finora alcune realtà hanno prosperato indisturbate. Le colpe dello Stato? Far sì che la gente vedesse per decenni personaggi con ville, piscine, abusi edilizi e macchine di lusso completamente indisturbati. I cittadini si accorgono di queste cose”.

“Perché i romani non hanno mai denunciato con forza i Casamonica?” chiede Formigli all’autore.

L’omertà non è un dato territoriale, ma un vuoto sociale che si manifesta quando in alcune zone lo Stato non viene percepito come dominante. Alla Romanina e a Porta Furba c’è la sensazione che il potere stia nelle mani dei Casamonica. Non è un caso che a denunciare il clan siano stati stranieri, persone non radicate e convinte che ci sia lo Stato a risolvere i problemi. Non consapevoli appieno di ciò che rappresentano i Casamonica per il territorio – conclude Nello Trocchia – Come risolvere il problema? Iniziando a riempire le case che vengono sequestrate e a mettere bandierine dello Stato. Da parte sua, la politica deve fare chiarezza e indicare le priorità. È più pericolosa l’immigrazione o alcune sacche di criminalità? Sembra che per l’attuale governo sia l’immigrazione, facendo interiorizzare questa impostazione a tutta la filiera che va dal Viminale alle forze di polizia presenti sul territorio.”

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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