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Ciro Esposito: Cassazione, spari non furono legittima difesa

‘De Santis mirò ad altezza uomo’, depositate motivazioni condanna

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di Redazione | 2019-04-8 8/04/2019 ore 19:00

È da escludersi la legittima difesa per Daniele De Santis, condannato a 16 anni per la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito: “da un lato, De Santis aveva provocato la situazione di pericolo” e “dall’altro aveva assunto una reazione non proporzionata all’offesa. Pur potendo puntare l’arma o sparare in aria, non l’aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d’uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno”.

Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 settembre scorso ha condannato a 16 anni l’ultrà romanista per l’omicidio del giovane napoletano, a Roma poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina-Napoli nel maggio 2014. Nel concordare con la ricostruzione fatta in Appello, la prima sezione penale (sentenza n. 15283) spiega che ci fu “un contatto fisico” tra Ciro e De Santis, probabilmente un pugno del primo al secondo. Questi cadde, e in quell’occasione si ruppe la gamba. Il suo sangue finì sul cappellino di Ciro e sulla pistola, che aveva già impugnato.

La sua reazione non fu, secondo i giudici, una risposta a un gruppo di tifosi napoletani che lo avrebbe aggredito. Cosa che, al contrario, si verificò solo dopo gli spari. La legittima difesa è da escludersi perché De Santis “si trovava a fronteggiare un gruppetto sparuto”, quello di cui faceva parte Ciro, “di tifosi disarmati e a mani nude, là dove egli era, al contrario, l’unico ad avere la disponibilità di una pistola”. Inoltre, “aveva posto in essere le condizioni obiettive che portavano allo scontro.

Aveva provocato una situazione di pericolo, scagliando oggetti contro il pullman dei tifosi napoletani, mettendo in conto una possibile reazione e creando così una condizione obiettiva di pericolo”. Dopo l’azione dimostrativa si mette in fuga, Ciro lo insegue per assicurare sostegno alla tifoseria napoletana. “Non vi è, allora – nota i giudici – cessazione della situazione di pericolo innescato dal gesto precedente”. L’uso dell’arma “fu posto in essere deliberatamente”: De Santis “non si servì della pistola per dissuadere i soggetti che si avvicinavano. Né la mostrò o sparò in aria nell’esclusivo tentativo di intimorirli. Sparò cinque volte; ripetutamente e ad altezza d’uomo”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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