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Stupro Viterbo, padre di Licci: aiutare un figlio non è crimine

“Riccardo butta il cellulare subito”, aveva scritto sulla chat di Blocco Studentesco dove era stato fatto girare il video che riprendeva la violenza

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di Redazione | 2019-05-3 3/05/2019 ore 14:00

“Riccardo butta il cellulare subito”. Il papà che sulla chat del gruppo Blocco Studentesco scrive così a suo figlio, accusato di stupro insieme Francesco Chiricozzi, è Roberto Licci. Che oggi, in un’intervista a Repubblica si difende dicendo che “aiutare un figlio non è qualcosa per cui si possa essere incriminati”.

Licci padre ha un’agenzia assicurativa in periferia di Viterbo, e anche lui, come il figlio, fa parte del movimento neofascista CasaPound. Rispetto alle accuse contro suo figlio, l’uomo sostiene che molte di quelle riportate sui giornali siano state smentite (“avete parlato di droga dello stupro, ma ve lo siete inventati”) mentre nega di aver visto i video, così come invece sostengono i magistrati.

Se, infine il figlio risultasse colpevole, (la tesi della difesa è che il sesso è stato consenziente) Licci sostiene che saprebbe “come comportarsi con lui, mi creda. L’ho cresciuto con dei valori”.

Finiti in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo di cui è stata vittima una donna di 36 anni, i due sono stati inchiodati dai video con le immagini della violenza ripresi con un telefonino.

 

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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