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Cucchi, prescrizione per 5 medici ma “sconfitta per giustizia”

Lo ha detto il Pg Remus alla fine della sua requisitoria, aggiungendo che il comportamento di camici bianchi e infermieri è stato “di una trascuratezza inammissibile”

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di Redazione | 2019-05-6 6/05/2019 ore 12:20

photo credit Alessandro Orsi Orale

Per la procura generale, il processo ai cinque medici imputati per la morte di Stefano Cucchi deve concludersi con una declaratoria di prescrizione del reato di omicidio colposo. Lo ha chiesto oggi il Pg Mario Remus a conclusione della sua requisitoria per il processo che vede imputati il primario dell’Ospedale Pertini di Roma, Aldo Fierro, e i dottori Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo.

“Questo processo dovrà concludersi con una declaratoria di prescrizione del reato, ma è una sconfitta della giustizia”, ha detto Remus nel suo intervento conclusivo nel terzo processo d’appello ai cinque medici ai quali si contesta la responsabilità nella morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale.

“Questo è un processo che evidentemente è iniziato male – ha detto il Pg – E’ iniziato con imputazioni traballanti e con una perizia in primo grado che arriva a valutare i fatti in maniera evidentemente erronea”. Il rappresentante dell’accusa non ha mancato di complimentarsi con i periti d’ufficio della II Corte d’assise d’appello: “Hanno finalmente fatto luce in maniera motivata e logica. Sottoscrivo in toto quanto hanno scritto. L’unico aspetto che credo non sia stato esaminato compiutamente è l”aspetto idrico’ di Cucchi. Di fronte a un soggetto che pesa così poco, il fatto che bevesse anche poco è cosa importante”.

E la circostanza che nei rapporti medici e infermieristici non sia stato indicato quanti litri bevesse è per il Pg indice “di una trascuratezza inammissibile”, indice di “una sciatteria che imperversava in quell’ambiente”.

Il Pg Remus non ha negato che Stefano Cucchi fosse “un paziente difficile sotto l’aspetto psicologico, ma non è vero che non collaborava. I suoi rifiuti erano rifiuti di protesta perché voleva parlare col suo avvocato; ed erano rifiuti facilmente superabili”.

Per il rappresentante dell’accusa “Stefano Cucchi era un paziente difficile che non è stato trattato per come doveva essere trattato. Un tocco di umanità; questo sarebbe bastato per farlo bere un po’ di più, per farlo mangiare un po’ di più, per salvarlo. Credo che questo paziente non sia stato ascoltato dal punto di vista sanitario e dal punto di vista psicologico”.

“La morte di Stefano Cucchi poteva, doveva essere evitata; è un dato incontrovertibile”, ha dichiarato l’avvocato Enrico Maggiore nel suo intervento conclusivo come parte civile per il Comune di Roma nel processo d’appello ai cinque medici del ‘Pertini’.

“Il nostro ruolo in questo processo – ha detto l’avvocato Maggiore – è certamente marginale rispetto a quello della famiglia di Cucchi che ha già ottenuto un risarcimento. Ma ha una funzione di testimonianza dell’Ente che rappresento per cercare di capire una parte della verità”.

Il rappresentante dell’Avvocatura capitolina non ha mancato di sottolineare come la presenza dell’Ente come parte civile è “anche in virtù del protocollo d’intesa con il Garante per i diritti dei detenuti. Protocollo che se fosse stato tempestivamente attivato, probabilmente avrebbe potuto contribuire ad evitare l’evento tragico. Noi non abbiamo un fine giustizialista; siamo qui solo al fine di capire come sono andati i fatti. Ritengo ci siano gli elementi per affermare la penale responsabilità degli imputati, seppure considerando il reato prescritto; e chiedo la conferma delle statuizioni civili disposte in primo grado”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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