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Stabile occupato: su caso elemosiniere ‘nodo’ immunità

Eventuale indagine dovrà comunque seguire le vie diplomatiche

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di Redazione | 2019-05-13 13/05/2019 ore 18:44

Lo stabile dove è entrato mons. Krajewski

“Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue; quelli residenti in Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono a tutti gli effetti cittadini della medesima”. Le prime righe dell’articolo 21 del Trattato Lateranense, pur se col linguaggio di un’epoca, 90 anni fa, in cui vigevano ancora le prerogative dell’aristocrazia del Regno d’Italia, sintetizzavano già i privilegi e le immunità che lo Stato italiano riconosce ai membri del Collegio cardinalizio, i più alti collaboratori del Romano Pontefice. Un aspetto che qualche attenzione dovrà ricevere, nel momento in cui uno di questi cardinali, l’elemosiniere di Sua Santità Konrad Krajewski, che peraltro abita a Borgo Pio, a Roma, è al centro del controverso caso della riattivazione – di fatto ‘abusiva’ e compiuta strappando i sigilli al contatore già staccato per morosità – della corrente elettrica nello stabile occupato in Via di Santa Croce in Gerusalemme 55, all’Esquilino.

Al momento la società Areti, del gruppo Acea, che gestisce la rete di distribuzione a Roma, ha presentato alle forze dell’ordine l’esposto “contro ignoti”, anche se il card. Krajewski si è assunto ‘in toto’ le sue responsabilità, pronto ad affrontarne le conseguenze, lasciando addirittura sul quadro elettrico il suo biglietto da visita con la scritta a penna “sono stato io”: l’esposto, comunque, viene definito un atto dovuto, poiché l’allaccio è abusivo e sostanzialmente il reato che si prefigura è quello di furto di energia. Tra l’altro, alla richiesta-provocazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che il porporato pagasse ora anche le bollette arretrate, per un totale di 300 mila euro, lo stesso Krajewski se ne è uscito con un “sono pronto”. Resta il fatto che, secondo i giuristi, in quanto “organo costituzionale della Chiesa” i cardinali dovrebbero godere delle immunità previste dal diritto internazionale consuetudinario per quanto riguarda appunto gli organi costituzionali.

E questo anche se, nella legge italiana, i cardinali non sono stati inseriti nel novero dei soggetti menzionati dall’articolo 205 del Codice di Procedura penale, in assenza di reciproci accordi. E’ prevedibile che, nel caso dell’avvio di indagini sul suo conto, il card. Krajewski non abbia alcuna intenzione di trincerarsi dietro l’immunità: non è più questa la prassi nel pontificato di Francesco, e il caso del cardinale australiano George Pell, processato e condannato in patria per abusi su minori lo ha dimostrato. Per procedere, però, la magistratura dovrà caso mai seguire le vie diplomatiche, come già accaduto nel caso di altri cardinali e come richiesto dal Concordato: cioè, tramite Ambasciata, si deve comunicare alla Santa Sede, nello specifico alla Segreteria di Stato, l’inizio di un’inchiesta e che cosa eventualmente si contesta alla persona indagata. Si vedrà allora se su Krajewski si farà valere la cittadinanza vaticana. Posto che il cardinale polacco, comunque, non intenda in alcun modo sottrarsi, le notifiche e gli atti d’indagine dovranno seguire l’iter richiesta dalle rogatorie internazionali.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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