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Un video incastra l’aggressore di Imen, resta in carcere

Ma davanti al gip lui nega, “non l’ho uccisa io”

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di Redazione | 2019-05-15 15/05/2019 ore 18:42

Ha provato a negare, a difendersi dalla terribile accusa di omicidio, ma la sua versione non ha convinto. Resta in carcere Stephan Iulian Catoi, il giovane romeno accusato di aver ucciso l’ex atleta tunisina di Imen Chatbouri, trovata morta il 2 maggio sulla banchina del Tevere a Roma, all’altezza di Ponte Sisto. Lo ha deciso il gip al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo che si è svolto stamattina nel carcere di Regina Coeli. Il 26enne romeno ha respinto le accuse: «Non sono stato io ad ucciderla.

Avevamo passato la serata insieme, ci eravamo conosciuti in un pub, ma poi ci siamo salutati e io ho preso un bus notturno», ha detto. Il giudice, però, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel corso dell’atto istruttorio il 26enne romeno, difeso dall’avvocato Giulio Lastei, ha ricostruito la serata del primo maggio affermando di avere conosciuto la donna in un locale del centro quella sera. E gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, che sabato lo hanno bloccato in strada nel quartiere Aurelio, sono arrivati a lui grazie ad alcune testimonianze e alle registrazioni di varie telecamere di videosorveglianza che li hanno ripresi insieme in diversi momenti della serata trascorsa in locali del centro, fino al momento in cui la donna è stata spinta nel vuoto.

Gli ultimi istanti di vita di Imen Chatbouri sono immortalati in un video. Una telecamera di videosorveglianza ha ripreso quella notte l’aggressore mentre attraversa la strada su Lungotevere, si ferma vicino a un’auto in sosta e poi si dirige verso la vittima, appoggiata con i gomiti al parapetto del Lungotevere. Proprio in quegli attimi l’ex atleta verrà avvicinata alle spalle, presa dalle caviglie e buttata giù. Nel video si vedono poi gli istanti successivi quando l’uomo, che indossava una felpa bianca, scappa a piedi. Ma sono anche immortalati alcuni momenti precedenti della serata che hanno trascorso insieme: mentre l’uomo cammina dietro di lei in strada ed entrano poi in un negozio. Dalla ricostruzione degli investigatori l’aggressore, dopo averla fatta volare nel vuoto, è sceso per le scalette del Lungotevere e si è avvicinato al corpo per far sparire elementi che potessero portare a lui, come il cellulare. Poi le avrebbe messo la borsa della palestra sotto alla testa per far sembrare che stesse dormendo. Ma, alla fine, non è riuscito a far perdere le sue tracce.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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