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Chiesto giudizio per 63, verso maxiprocesso Casamonica

Per pm anche l’associazione mafiosa. In atti 4 anni di indagini

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di Redazione | 2019-06-14 14/06/2019 ore 16:00

Si profila il primo maxiprocesso a carico del clan dei Casamonica, il gruppo criminale attivo nell’area est della Capitale ma che puntava al predominio dell’attività di spaccio, e non solo, su tutto il territorio di Roma, grazie anche ad accordi chiusi con i narcos colombiani. Una struttura mafiosa nel cuore della Capitale secondo l’impianto della Procura che oggi ha chiesto il rinvio a giudizio per 63 persone. Nelle prossime settimane sarà fissata l’udienza preliminare per il procedimento che racchiude l’attività di indagine svolta negli ultimi quattro anni durante i quali il clan è stato “fiaccato” da arresti e sequestri milionari. Dal luglio scorso ad oggi i magistrati della Dda, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, hanno arrestato 60 persone, tra capi e affiliati, nonché esponenti delle famiglie Spada e Di Silvio che con i Casamonica compongono un blocco di potere criminale che arriva fino alla zona del litorale di Ostia. Nei loro confronti le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dall’estorsione, all’usura, all’intestazione fittizia di beni e allo spaccio di droga. Reati commessi in alcuni casi con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine “Gramigna”, condotta dal pm Giovanni Musarò, nell’arco di 12 mesi ha di fatto decapitato il clan che ha la sua roccaforte nella zona della Romanina.

Un gruppo che, come scrivono i carabinieri in una informativa, ha messo in atto una vera e propria “sfida allo Stato” arrivando ad rioccupare l’abitazione in vicolo di Porta Furba, che era confiscata, dove aveva il suo quartier generale Giuseppe Casamonica, ritenuto uno dei capi assoluti del clan. Nell’attività di indagine fondamentale il ruolo svolto da alcuni pentiti che hanno fornito agli inquirenti gli elementi per scardinare anche il muro di omertà che circonda il clan. Tra i collaboratori di giustizia anche una donna, l’ex compagna di Massimiliano Casamonica, fratello del boss Giuseppe. La donna, madre di tre figli, era invisa alle mogli degli altri componenti del clan perché non di origine “sinti”. Tenuta segregata, è riuscita a fuggire da quella realtà e ha deciso di denunciare. Ora la ‘pentita’, che ha meno di 40 anni, gode di un programma di protezione assieme ai figli. “Loro sono perfettamente consapevoli di avere un notevole potere intimidatorio – ha raccontato la donna agli investigatori – che esercitano nelle loro attività. Incutono notevole timore e nessuno li denuncia mai”. Per la collaboratrice di giustizia siamo in presenza di persone “che si aiutano reciprocamente per ogni tipo di esigenza, anche se c’è da picchiare qualcuno”. Nell’ordinanza di custodia cautelare dell’aprile scorso, che ha portato in carcere 23 persone, il gip scrive che i Casamonica rappresentano un gruppo con “straordinaria capacità criminosa” le cui “origini non sono affatto recenti, bensì risalgono indietro nel tempo e costituiscono da decenni un patrimonio negativo ormai acquisito e consolidato sul territorio”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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