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Scoperta sartoria dal falso a Roma, migliaia abiti taroccati

La smania dell’abito e dell’accessorio firmato si sta ritorcendo contro i fashion compulsivi. I produttori scaltri e disonesti ne approfittano

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2019-08-4 3/08/2019 ore 17:39
(ultimo aggiornamento il 4 Agosto 2019 alle ore 10:00)

 

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno individuato, in un immobile in zona Romanina, un laboratorio sartoriale del falso gestito da un trentanovenne senegalese.

Le Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma hanno rinvenuto e sequestrato, all’interno dell’appartamento, più di 4.000 pezzi, tra capi d’abbigliamento già confezionati e altro materiale per la contraffazione, oltre a due macchine da cucire – una dotata di un software di ultima generazione, in grado di riprodurre digitalmente i marchi delle più celebri case di moda ricamandoli direttamente sui capi di abbigliamento neutri e l’altra utilizzata per applicare i loghi ed etichette – una pendrive contenente i file delle immagini dei brand contraffatti, bobine di filo e ferri da stiro per il confezionamento completo dei prodotti.

Tra le etichette contraffatte, quelle di Gucci, Chanel, Fred Perry, Louis Vuitton, Lile & Scott e Stone Island.

Sembra quasi che il mercato compulsivo che sbava per il capo firmato, a qualunque costo, spinga sempre di più la produzione “parallela”. L’ostentazione non va tanto per il sottile, l’importante è apparire. Il contraffatto vale miliardi e cresce sempre di più. Anzi va di pari passo con la voglia cieca di avere addosso quel determinato brand.

Di fatti l’hanno capito benissimo (e da tempo) tutti i marchi che, per soddisfare le smanie degli acquirenti, hanno deciso di uscire prepotentemente allo “scoperto”. Non  si accontentano più della classica etichetta ma, hanno portato il loro simbolo (logo), all’esterno, tanto da farlo diventare parte integrante e fondamentale del tessuto e della stampa. Tutto ormai  deve essere logato in modo più  che evidente. Durante lo struscio l’importante è che l’abbigliamento sia notato al primo colpo d’occhio.

Così è tutto un fiorire di “sigle”, nomi e cognomi di couturier che, spesso, sostituiscono brutalmente una qualsiasi fantasia o disegno. Tutti trasformati in una popolazione/sandwich. Donne/uomini immagine involontari e non retribuiti del brand preferito. E si perchè, noi non siamo influencer da milioni di followers e quindi non ci fila nessuno. Se poi il “pezzo” che indossiamo è un “vero falso” eccoci: cornuti, mazziati ma firmati.

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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