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Raid Roxy Bar: Raggi in aula per sentenza appello su Casamonica

per aggressione avvenuta nel quartiere Romanina nell’aprile del 2018

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di Redazione | 2019-11-26 26/11/2019 ore 15:30

La sindaca Virginia Raggi è presente nell’aula della Corte d’Appello di Roma dove si tiene il processo ad Antonio Casamonica, per il raid al Roxy bar dell’aprile del 2018. Casamonica è stato condannato in primo grado a sette anni di carcere per lesioni aggravate dal metodo mafioso. La sentenza è attesa in giornata.

I fatti risalgono alla domenica di Pasqua 2018, quando una disabile e il titolare del Roxy bar, alla periferia sud est di Roma, furono aggrediti.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio sarebbero entrati nel locale con la pretesa di passare avanti ad altri clienti e avrebbero insultato il titolare, urlandogli “rumeno di merda”. In fila con loro c’era la donna, picchiata per prima per aver risposto agli insulti dicendo loro che “se non apprezzavano il servizio potevano cambiare bar”. I due le hanno strappato e rotto gli occhiali, poi l’hanno spinta contro un muro e colpita con ferocia, armati di una cintura, mentre lei implorava pietà e gli altri presenti non reagivano, pietrificati dal terrore. Prima di lasciare il locale altre urla contro la vittima: “Se chiami la polizia ti ammazziamo”. Dopo mezz’ora Alfredo Di Silvio è tornato in compagnia del fratello Vincenzo: i due hanno aggredito a colpi di bottiglia il barista ‘colpevole’ di non essersi occupato con solerzia di loro. Hanno devastato il bar, intimando al titolare di chiudere e gridando: “Qui comandiamo noi, fai quello che ti diciamo o ti ammazziamo!” Per la stessa vicenda sono stati condannati i due fratelli Di Silvio e il nonno Enrico, nel procedimento con rito abbreviato, giunto alla sentenza di appello nel maggio scorso, che ha riconosciuto il metodo mafioso come aggravante dei reati contestati. Inflitti 4 anni e 10 mesi di carcere ad Alfredo Di Silvio, 4 anni e 8 mesi al fratello, Vincenzo, e 3 anni e due mesi al nonno dei due, Enrico.I tre erano accusati a vario titolo di lesioni, danneggiamento, minacce e violenza privata, aggravati da metodo mafioso.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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