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Coronavirus, rivolta anche a Rebibbia e Regina Coeli

A scatenare la rivolta all’esterno – ieri le famiglie hanno bloccato il traffico in via Tiburtina – la notizia, poi non confermata, della presenza di due persone positive al coronavirus nel carcere

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di Redazione | 2020-03-10 10/03/2020 ore 9:30

Le restrizioni ai colloqui familiari all’interno delle carceri italiane, allo scopo di adempiere le misure per il contrasto al coronavirus, hanno innescato oggi disordini e proteste in diversi istituti penitenziari italiani. Nel Lazio, dopo le rivolte di ieri a Frosinone e Cassino, la protesta oggi è arrivata anche in altre case circondariali: Regina Coeli e Rebibbia a Roma, Velletri e Viterbo. A Rebibbia la rivolta è stata particolarmente violenta: oltre a dare alle fiamme materassi e altri arredi, i detenuti hanno occupato gli spazi carcerari, arrampicandosi sul tetto di alcune strutture interne.

Fuori dal complesso penitenziario, invece, le famiglie hanno bloccato il traffico in via Tiburtina, in entrambi i sensi di marcia. Tensioni tra le donne in protesta e gli agenti si sono verificate quando una delle manifestanti è salita sul parabrezza di un’auto della Polizia. A scatenare la rivolta all’esterno la notizia circolata, e poi non confermata, della presenza di due persone positive al coronavirus all’interno del carcere.

A Regina Coeli, invece, la protesta è durata poco meno di un’ora: i reclusi, anche qui, hanno dato alle fiamme alcuni materassi, ma presto sono rientrati nelle loro stanze accettando di consegnare al parroco Vittorio Trani una lettera pubblica rivolta al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in cui hanno chiesto “amnistia e indulto per i reati minori, compresi nei 5 anni, o comunque la destinazione degli arresti al di fuori dell’istituto di pena”.

I detenuti di Regina Coeli nella lettera lamentano di trovarsi “senza acqua né tv”, e si dicono “preoccupati per la nostra salute. Infatti sia gli infermieri, i medici, gli assistenti di polizia penitenziaria, e gli altri soggetti esterni all’Istituto di pena, fino a oggi hanno operato e lavorato spudoratamente privi di ogni protezione batteriologica che salvaguardasse la loro e soprattutto la nostra salute e incolumità”. Disordini, infine, si sono verificati anche in carcere a Velletri dove le forze dell’ordine sono intervenute e hanno ripristinato l’ordine in breve tempo

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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