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Uccise il padre a Monterotondo: gip archivia “fu legittima difesa”

L’uomo, tornato a casa ubriaco, aveva preso di mira la moglie, l’anziana nonna e la figlia

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di Redazione | 2020-05-28 28/05/2020 ore 9:40

Il Gip del tribunale di Tivoli ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla locale procura, per l’omicidio di Lorenzo Sciacquatori, il 42enne ucciso il 19 maggio dello scorso anno a Monterotondo, con una coltellata infertogli dalla figlia Deborah, 19enne. La ragazza lo colpì mentre tentava di portare in salvo la nonna e la madre vittime da anni di violenze domestiche ad opera del 42enne.

“La morte dell’uomo è avvenuta come disperato epilogo della ripetuta violenza da questi inflitta a tutte le donne della sua famiglia per anni”. E’ questo il motivo per il quale, la procura della repubblica di Tivoli, con a capo il procuratore Francesco Menditto, ha chiesto ed ottenuto dal Gip del tribunale l’archiviazione nei confronti di Deborah Sciacquatori, la ragazza oggi 20enne che il 19 maggio dell’anno scorso ha accoltellato a morte il padre Lorenzo di 42 anni. Nessun effetto aveva avuto la condanna dell’uomo per le violenze domestiche; all’uscita dal carcere, tutto era tornato come prima. Quella mattina alle 5, il 42enne è tornato a casa ubriaco come spesso accadeva. In casa c’era la compagna, la madre di lui con gravi patologie e cieca, e c’era Deborah. La violenza si è scatenata subito sulle tre donne che non volevano comprargli altro alcool e, in loro soccorso, sono arrivate anche le sorelle dell’uomo che abitavano poco distante. Deborah, studentessa e lavoratrice, aveva finito di lavorare la sera prima in un locale. Alle sette del mattino la madre, nel tentativo di rabbonire il compagno è uscita di casa per andare a comprare della birra ma l’uomo, più ubriaco, è diventato ancora più violento. La ragazza chiusa nella sua stanza, diceva di sentire la zia implorare il padre perché non facesse del male alla madre. Poco dopo le donne hanno deciso di fuggire.

Una ricostruzione drammatica quella fatta dalla procura che racconta come l’uomo, ex pugile, nel tentativo di riportare in casa l’anziana madre, impedendole di raggiungere l’ascensore, colpiva le donne con una bottiglia di vetro. Deborah si è contrapposta al padre permettendo alle altre donne di allontanarsi. Prima di uscire dalla cameretta ha preso “l’unica cosa – ha raccontato allora agli inquirenti – con la quale potevo difendermi, cioè un coltello che avevo in camera sulla mensola, e me lo sono messo nella tasca del pigiama… ero veramente terrorizzata. Temevo che mio padre potesse ucciderci tutte ed in particolare mia madre; avevo capito che la situazione era degenerata ed era ormai gravissima”. Inquietante è anche la descrizione dell’ambiente fatto dalla procura di Tivoli. Infatti le donne si sono ritrovate in strada, nascoste dietro ad un muretto, con Deborah in pigiama e terrorizzata che sperava di trovare qualcuno che le accompagnasse ai carabinieri “senza che nessuno dei vicini chiamasse le forze dell’ordine nonostante le urla”. L’uomo le ha raggiunte e ha afferrato l’anziana madre trascinandola verso l’ingresso del palazzo. La donna urlava e al tentativo della nuora di liberarla, l’uomo l’ha colpita con un pugno in faccia, continuando nella violenza mentre la donna era spalle al muro. Deborah, che fino a quel momento aveva cercato, insieme alla zia, di difendere la madre e la nonna con spintoni e pugni alla schiena, ormai era certa che la madre sarebbe stata uccisa. Solo a quel punto ha impugnato il coltello che aveva nella tasca del pigiama puntandolo all’orecchio destro dell’uomo: in quel momento è accaduto qualcosa e la lama è affondata nella carne. Alla vista del sangue ha gettato via il coltello gridando “Che ho fatto… papà scusa… ti prego non morire, ti voglio bene”.

La richiesta di archiviazione del caso è certamente dovuta anche alla perizia medico legale secondo la quale il decesso è avvenuto a causa della lesione di una arteria recisa dal coltello, con conseguente emorragia. La natura della ferita e la zona attinta hanno portato il medico legale ad escludere che vi sia stata intenzionalità e che, nelle fasi concitate descritte, l’uomo si fosse voltato di scatto favorendo la penetrazione della lama”. Nel sangue del 42enne è stata accertata la presenza di cocaina e un tasso alcolemico di 3,11 grammi per litro. Per questo la procura ha escluso l’omicidio volontario. “Quello avvenuto appare piuttosto un inatteso epilogo all’esito della condotta violenta dell’uomo”. Il giudice per le indagini preliminari, concordando con la valutazione della procura, ha ritenuto applicabile la causa di giustificazione della legittima difesa e, con questa formula, ha archiviato il caso.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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