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Sindaco Roma: la capitale fa paura e blocca gli sfidanti

Riportiamo il commento di Claudio Tito, editorialista politico di ‘’La Repubblica’’, sulla difficile scelta dei candidati e una pesante critica a Virginia Raggi.

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di Redazione | 2020-09-18 18/09/2020 ore 16:30

‘’Si può governare Roma solo se la si ama’’. Sembra solo uno slogan. Un spruzzata di retorica su una città abituata a vivere di cinismo. Eppure questa frase pronunciata oltre quarant’anni fa dallo storico sindaco capitolino, Luigi Petroselli (primo sindaco del Pci), contiene – rileva Tito – nella sua semplicità una verità. Che ormai è stata dimenticata. O forse, ancora peggio, accantonata.
Roma non è amata dalla sua classe dirigente. Non è amata da chi la dovrebbe amministrare.
La giunta guidata da Virginia Raggi – continua – l’ha ormai ridotta in una rovina. È una Capitale abbandonata, scaricata nell’incuria e nell’inciviltà. Saccheggiata dall’anarchia gestionale. La Sindaca sembra chiusa in una bolla di populismo autoreferenziale da cui non riesce a uscire. Non è consapevole del degrado. Non è cosciente dell’imperizia con cui guida la Capitale d’Italia. Non si rende conto nemmeno che perfino una parte consistente dei suoi sostenitori in Consiglio comunale la stanno lasciando al suo destino. È la ricandidatura della disperazione.

Nel deserto grillino, ha soltanto lanciato il sasso prima degli altri. E chissene importa se aveva vinto quattro anni fa al grido di «solo due mandati». Li ha già fatti, ma quelli sono altri
tempi.
Ora l’M5S è cambiato. La poltrona scotta di meno. Il paradosso, però, è che dinanzi al disastro conclamato, chi può candidarsi al suo posto è paralizzato. Imbalsamato nelle bende della paura.
Sia il centrosinistra sia il centrodestra non sono riusciti ancora scegliere il candidato da contrapporre a Raggi. Bloccati dalla tattica e dal terrore che ormai emana una città sul ciglio del baratro.

Il Pd ha sondato il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha declinato. L'ha chiesto all’;ex premier, Enrico Letta, che ha declinato. Aveva pensato a Cario Calenda, che si è autoescluso. La senatrice Monica Cirinnà vorrebbe, ma il suo partito per niente. Ora insistono con David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, e che nel 2013 corse proprio per le primarie cittadine. Il suo mandato a Strasburo terminerà a dicembre 2021, ossia sei mesi dopo ìe elezioni al Campidoglio. E nel frattempo tentano con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Magari ipotizzando una staffetta a via XX Settembre con lo stesso Sassoli. Nello schieramento opposto, la situazione è persino peggiore.

La candidata inizialmente naturale era Giorgia Meloni. Ma la presidente di Fratelli d’Italia pensa alla politica nazionale. Roma è troppo poco. Si capisce, sarebbe una offesa. E allora ecco Fabio Rampelli o l'ex ministra Giulia Bongiorno.

Spunta pure l’ex Ad di Terna e marito di Sabrina Ferilli, Flavio Cattaneo. Ma tutti hanno detto no o non hanno detto sì. Magari sperano di essere pregati per poi poter dire: «Me l’avete chiesto voi, io non volevo».

La Capitale è un test che scotta. Mette paura. Per qualcuno, viene vista al massimo come un trampolino per fare altro. Matteo Salvini ha fatto partire la sua personalissima campagna fatta di manifesti in pieno stile berlusconiano. Ma è solo un altro modo per sfruttare questa povera città.

Perché il problema, purtroppo, – conclude Tito – è esattamente quello sollevato quarant’anni fa da Luigi Petroselli: «Si può governare Roma solo se la si ama’’.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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