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Cambia la Città e via dei Coronari diventa fast food

La storica strada destinata a cambiare pelle. La mancanza di turisti, ha portato a un crollo del fatturato del 70 per cento. Arrivano market e gelaterie

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di Redazione | 2020-09-21 21/09/2020 ore 10:12

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La mancanza di turisti internazionali, soprattutto americani, ha comportato cali di fatturato oltre il 70% e il cambiamento dell’offerta commerciale in molte vie.

Basta farsi una passeggiata per via dei Coronari, famosa per i negozi di antiquariato, e accorgersi dì quanto già sia cambiata una delle vie più famose al mondo proprio per le sue botteghe.

A prendere il posto di chi chiude ci sono sempre più spesso negozi della tipologia alimentare, mini market, bar, ristoranti.

Con ‘’Il Tempo’’ fa un bilancio il Presidente della Cna di Roma, Michelangelo Melchionno: «Nel quadrante di via dei Coronari ad oggi ci sono circa 120 imprese del settore artìstitico/artigianale, ma solo 10 anni fa ce ne erano almeno il 30 per cento in più».

Le vendite online non sopperiscono la mancanza di visitatori americani. E al posto dei negozi di antiquariato: bar, ristoranti e market.

Il problema è che «almeno il 60 se non il 70 per cento del loro fatturato dipende dal turismo straniero composto per la quasi totalità dagli americani, che causa Covid sono completamente scomparsi».

A trarre le conseguenze ci vuole poco: dopo il lockdown i clienti, quando va bene, si contano sulle dita di una mano e sono soprattutto francesi in questo momento perché di italiani se ne vedono davvero pochi.

Laura Lippi fa la restauratrice, la sua bottega e’ in Vicolo dei Marchegiani. Lei ha molto chiara la situazione che sta vivendo oggi chi fa il suo mestiere perché tra l’altro si occupa di organizzare con i turisti stranieri tour presso i laboratori artistici al fine di produrre oggetti in loco ma soprattutto di far conoscere la produzione locale. «E’ un momento molto difficile per questo settore e tutto l’indotto – conferma a ‘’Il Tempo’’- non ci dimentichiamo che legato a questo mondo ci sono diversi occupati e un indotto legato ai turismo come gli alberghi, che ci chiamano per organizzare iniziative legate alla conoscenza del mondo dell’artigianato».

Anche Lippi dice che il «crollo del turismo americano è di sicuro l’elemento che preoccupa di più e che fa sperare poco nel futuro». Chi può si è organizzato con il “fai da tè” e vende oggetti su Internet ma far recapitare oro o preziosi di vario genere a volte può essere davvero difficile. «Occorrono eventi – è la ricetta del Presidente Melchionno – per far arrivare in centro i romani ora che mancano totalmente o quasi i turisti, penso a mostre, giornate dedicate al l’artigianato artistico o allo shopping».

La “famosa” giornata dello shopping a Roma annunciata dalla sindaca Raggi e che si doveva tenere entro l’estate non si è più fatta. «E’ un progetto che vogliamo rilanciare per ottobre/ novembre come pensare ai mercatini dell’artigianato, a fiere, che devono servire a ridare vita ad un tessuto commerciale ormai spento per via della pandemia ma anche per crisi pregressa», dice Melchionno.

“A noi cittadini Romani vengono le lacrime agli occhi: la Capitale è come un vascello in balia della tempesta perfetta. La ragnatela di strade storiche, le botteghe, gli artigiani, tanto come il centro storico sono l’esempio del disinteresse delle istituzioni. “quod non fecerunt barbari… (ndr).”

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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