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L’intreccio Parnasi, Raggi e Unicredit

Dallo stadio della Roma alla proprietà della squadra di calcio fino ad arrivare al futuro della Fiera. Tutte le partite della banca di Jean Pierre Mustier nella Capitale dove un tempo dominava Capitalia

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di Fiorina Capozzi | 2018-06-21 21/06/2018 ore 10:25

Non solo Parnasi. Per Unicredit, il rapporto con la Capitale è molto di più. E si sviluppa attraverso una serie di spinosi dossier
che furono in passato della Banca di Roma, poi diventata Capitalia ed infine confluita in Unicredit ormai più di dieci anni fa.

Si va dallo stadio alla squadra della Roma per arrivare fino al nuovo polo fieristico e al progetto del palazzetto di basket. Storie che
vengono da lontano ma che sono ancora oggi punti dolenti per l’amministrazione di Virginia Raggi. Con una costante: il mattone
che è protagonista non solo nel progetto del nuovo stadio, ma anche nei piani per la vecchia Fiera di via Cristoforo Colombo
dove pure la banca milanese ha interessi di primo piano.

Per non tacere il fatto che gli affari dell’ex Banca di Roma passano anche per la squadra di calcio giallorossa che Unicredit ha ceduto a James Pallotta nel 2014. Salvo poi ritrovarsi due anni dopo ancora con in pancia ancora 150 milioni di crediti verso il team di calcio.

Inutile dire che il management di Unicredit sperava in una svolta con la giunta Raggi. Si è invece ritrovata nel solito pantano da cui
da anni tenta di uscire. Basti pensare che fu proprio la banca oggi guidata da Jean Pierre Mustier a togliere le castagne dal fuoco alla
famiglia Parnasi alla scomparsa del padre Sandro.

All’epoca, era il 2016, i debiti ammontavano a circa 500 milioni ed Unicredit era il principale finanziatore della holding di famiglia, Parsitalia. Il mattone romano non tirava più come una volta e così Parnasi fu costretto a scendere a patti con la banca: buona parte degli asset finirono nella Capital Dev, società controllata da Unicredit, destinata a portare avanti i progetti di sviluppo che aveva avviato Sandro. Ne rimase fuori la Eurnova, controllata da Luca attraverso la Capital holding spa. Da allora per il costruttore romano, Eurnova ha sempre rappresentato l’opportunità del riscatto perché custodiva i terreni di Tor di Valle, cioè le aree destinate al nuovo stadio comprate da Parnasi per 42 milioni dalla SAIS dei fratelli Antonio e Gaetano Papalia. Fu così che la stessa Unicredit puntò una fiche sul rilancio di Parnasi cui concesse una fideiussione da 4 milioni. Non certo per affetto quanto piuttosto con l’obiettivo di far soldi con i progetti di sviluppo immobiliare della Capitale.

Da allora, come testimoniano le recenti vicende di cronaca giudiziaria, Parnasi ha fatto carte false (e non solo) per mettere a
segno il suo piano: l’infrastruttura avrebbe ridato smalto alla famiglia di costruttori romani grazie a 1,6 miliardi di investimenti
privati di cui 440 milioni destinati alle opere pubbliche, oltre a poco meno di un miliardo per il business park e 300 milioni per le
infrastrutture. Si tratta del resto di un grande progetto che faceva gola a molti palazzinari romani in tempi di magra
dell’immobiliare. Primo fra tutti Francesco Gaetano Caltagirone, al quale nel 2012, proprio i Parnasi sfilarono l’affare da 263
milioni per la nuova sede della Provincia. Ma le cose hanno poi preso una brutta piega.

E si è infranto (almeno per il momento) il sogno di Parnasi di cedere per 200 milioni l’area di Tor di Valle al fondo immobiliare Dea Capital Real Estate Sgr, controllata dal gruppo De Agostini e dall’Inps. C’è rimasto male anche James Pallotta che, secondo quanto riferisce La Repubblica del 13 giugno scorso, ha già investito oltre 60 milioni nello progetto dello stadio e oltre 200 milioni per comprare e ricapitalizzare una squadra di calcio in costante rosso (42 milioni solo nel 2017).

Insomma, il pallone non ha portato fortuna né a Parnasi né tanto meno ad Unicredit. Ma non si può dire sia andata meglio con lo
sviluppo della nuova Fiera di Roma, finanziato a larghe mani dalla banca di Mustier. Secondo il disegno iniziale, il sostegno di
Unicredit sarebbe dovuto servire al rilancio della Vecchia Fiera con un progetto di riqualificazione dell’area e alla nascita del
nuovo polo nei pressi di Fiumicino. Ma il piano non ha funzionato e sono rimasti 200 milioni di debiti principalmente nei confronti di
Unicredit.

Complice anche rallentamenti burocratici e amministrativi delle amministrazioni presenti e passate con cui Parnasi ha tentato di ricostruire un rapporto progettando non solo di costruire lo stadio di calcio, ma anche il palazzetto di basket.
Dove? Proprio sulla Colombo utilizzando gli spazi della vecchia fiera e dando così indirettamente ad Unicredit la prospettiva di rientrare di parte dei suoi crediti. Ma, a questo punto, tenuto conto delle inchieste in corso, la palla torna al centro.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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