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Campidoglio, il business mancato degli Open bus

Si moltiplica l’offerta degli autobus a due piani per turisti. Ma le guide sono sul piede di guerra perché a bordo ci sono solo registrazioni.

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di Fiorina Capozzi | 2018-07-13 13/07/2018 ore 7:05

A Portland, la Seacoast Helicopters vende tour in elicottero sulla città e sulle vicine coste. Prezzo 129 dollari a persona per 30 minuti di volo.

A Roma i turisti non solcano ancora i cieli e probabilmente non realizzeranno mai questo sogno per questioni di sicurezza. Ma, via terra, negli ultimi anni, si è moltiplicata l’offerta di Open bus, gli autobus a due piani per turisti. La tendenza è del resto in linea con quanto accade in tutta Italia, Paese in cui il turismo vale più di 219 miliardi (l’11% del pil, secondo il report 2017 di World travel & Tourism council) con i suoi 54 milioni di arrivi provenienti da ogni angolo del mondo. L’enorme flusso di stranieri, di cui 21 milioni in visita alla Città Eterna, sono infatti un’occasione imperdibile le sei aziende di Open bus fra cui spicca il leader di mercato City Sightseeing, che con i suoi autobus rossi fa concorrenza ai mezzi di trasporto gialli dell’Opera Pellegrinaggi.

Nonostante questo sistema di trasporto turistico sia ormai diffuso nei centri storici italiani, ad oggi è però ancora difficile ricostruirne il giro d’affari: né Federturismo, né tanto meno Federagit (associazione delle guide turistiche) hanno uno studio analitico sul tema. Con il risultato che l’attività degli Open bus, sospesa fra il trasporto locale e il turismo, non è ben inquadrata dalle statistiche nazionali.

A Roma, poi, è fuori anche dal perimetro definito dalla delibera comunale 55 del 15 maggio scorso per i bus turistici privati che da gennaio 2019 vieterà ai mezzi l’ingresso nella Centro di Roma (Ztl Centro Storico). La ragione è che, secondo l’amministrazione di Virginia Raggi, gli autobus aperti a due piani sono assimilabili al servizio pubblico dell’Atac svolgendo un’attività di valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.

“Peccato però che la maggior parte di queste società non abbia guide turistiche a bordo – spiega Francesca Duimich, numero uno di Federagit-Confesercenti Roma – Ci sono solo nastri registrati e talvolta accade anche che le sequenze siano sbagliate. Può quindi accadere che magari, passando davanti al Colosseo, si ascolti l’audio relativo alla Fontana di Trevi”. Ma non è solo questo che disturba gli operatori del settore che si chiedono come sia possibile assimilare al servizio pubblico società che chiedono almeno 20-30 euro a biglietto. “In questo modo, l’amministrazione dà un vantaggio competitivo a chi non valorizza adeguatamente il patrimonio culturale della città. Del resto, a chi interessano le guide turistiche? Spesso ci si sente dire che, in fin dei conti, gli stranieri non si rendono neanche conto di quanto gli viene spiegato” conclude amaramente Duimich. Ma le cose non stanno certamente in questi termini visto che le strade di Roma sono piene di stranieri che passeggiano, guide alla mano, tentando di apprezzare i dettagli di ogni monumento nel museo a cielo aperto più grande e incredibile del mondo.

“Purtroppo da gennaio gli autobus turistici con guida verranno penalizzati perchè non potranno più entrare in centro. Quelli a due piani potranno invece serenamente continuare la loro attività senza il supporto di guide turistiche che per ottenere il loro patentino hanno studiato anni”. Il risultato è che anche il Campidoglio contribuirà, sia pure indirettamente, a migliorare gli incassi delle società
di Open bus con i turisti che saranno incentivati ad usarli per evitare mezzi pubblici e lunghe camminate.

Di che cifre si parla?

Difficile ricostruire il dettaglio, ma di certo ad oggi gli incassi sono consistenti. Basti pensare che, secondo il sito di business intelligence, owler.com, City Sightseeing, nata nel 1999 a Siviglia, realizza in tutto il mondo circa 99 mila dollari di fatturato per impiegato. “Con il suo modello di hop on hop off, inclusa l’offerta culturale, l’azienda spera di raggiungere quest’anno i 14 milioni
di viaggiatori. Il biglietto che varia secondo il tour e la città, ma si aggira in media sui 25 euro, si traduce in 337 milioni di entrate” come spiega il Diario de Sevilla in un articolo del 24 maggio scorso. Numeri che devono far riflettere l’amministrazione capitolina che potrebbe approfondire il tema degli Open bus romani nell’intento di valorizzare realmente il patrimonio artistico cittadino. Magari imponendo guide turistiche “certificate” e favorendo così al tempo stesso business, cultura e occupazione.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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