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Città metropolitana, l’eterno conflitto fra Comune e Regione

Da un lato c’è l’ente, presieduto dalla sindaca a cinque stelle, Raggi, dall’altro quello governato dal Pd di Nicola Zingaretti. Nel mezzo la Provincia che va verso il voto il 31 ottobre.

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di Fiorina Capozzi | 2018-10-5 5/10/2018 ore 9:18

Se fosse un film, sarebbe un horror con una trama di potere a tre in cui i protagonisti lottano per dominare. Il primo è la Provincia, che, mezza sconfitta dopo aver subito una riforma a metà, si avvia all’elezione del presidente il 31 ottobre e al rinnovo del consiglio il 9 gennaio. Gli altri due, la Città metropolitana di Roma e la Regione Lazio sono invece in piena attività e su fronti opposti per accaparrarsi le risorse da spartire sul territorio. In mezzo ci sono i cittadini che, come spesso accade durante i conflitti, sono quelli che alla fine fanno le spese della mancanza di coordinamento fra gli enti locali.

Il problema è del resto all’origine della storia. E cioè la riforma Delrio che, il 7 aprile 2014, ha cambiato le carte in tavola per gli enti locali. “La legge, infatti, individua e regolamenta le città metropolitane come nuovo soggetto amministrativo, trasforma le province in enti di secondo livello, incentiva l’unione e la fusione delle amministrazioni comunali come strumento di semplificazione del governo locale” spiega il dossier della Presidenza del consiglio che fa il punto della situazione lo scorso anno. In altre parole, l’obiettivo era superare “la geografia amministrativa dei Comuni di queste aree” perché “dà per scontata una ripartizione del potere politico-amministrativo divenuta obsoleta già decenni fa” come prosegue il documento. Per fare questo però il legislatore dava per scontato che ci fosse la possibilità di “soluzioni sia istituzionali sia pattizie, per governare in maniera efficace questi diversi livelli di potenziale sinergia nel contesto delle conurbazioni che circondano le aree urbane più importanti del nostro Paese”.

Ed è proprio su questo punto che da tempo è iniziato il braccio di ferro fra la Raggi e Zingaretti: la Città metropolitana di Roma, di cui la Raggi è presidente e Gemma Guerrini è vice vicaria, include l’ex area provinciale della Capitale, cioè quei 121 comuni che il governatore del Lazio conosce bene per essere stato in passato alla guida della Provincia. In totale ha un’estensione superficiale da oltre 5300 Km quadrati con una popolazione superiore ai 4,3 milioni di persone. Si tratta quindi di una regione estesa che richiede un’attenta programmazione pubblica e il coordinamento fra le istituzioni in diversi campi. Indipendentemente dal partito che guida l’ente.

Fare qualche esempio può essere utile a capire la complessità della situazione. Nelle infrastrutture, nella mobilità e nella logistica, c’è la competenza della Città metropolitana con gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino oltre ai porti di Civitavecchia, Fiumicino, Anzio e la marina di Ostia. Ma nessun intervento può prescindere da una discussione con la Regione. Così il risultato è che gli interporti a servizio della modalità tardano ad arrivare. Non solo. Alla Città metropolitana tocca anche la gestione e l’esercizio della rete affidata all’Azienda per la Mobilità (Atac spa), alla Compagnia Trasporti Laziali (Cotral) ed a Trenitalia il cui network è gestito da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Ma è evidente che anche in questo caso il rapporto con l’area di interesse della Regione non è affatto banale né scontato. Senza dubbio però il tema più caldo fra Regione e Città metropolitana è quello della sanità il cui finanziamento avviene attraverso denaro che lo Stato trasferisce ai governatori. Anche a dispetto del fatto che ricadano ben otto aziende sanitarie sotto il cappello della Città metropolitana di Roma che, almeno sulla carta, è responsabile anche per 17 centri per l’Impiego che in passato spettavano alla Provincia. E poi ancora cinque tribunali, un ATO gestione rifiuti e una per il servizio idrico integrato, due capitanerie di porto e sei unioni di Comuni. Una missione impossibile per chi è già chiamato, indipendentemente dal colore politico, a gestire una città complessa come la Capitale. Soprattutto nel momento in cui le risorse scarseggiano e la corsa ad accaparrarsi i fondi è diventata centrale per la politica locale come per quella nazionale.

In compenso l’assenza di una netta linea di demarcazione fra le competenze dei due enti fa in modo che quando c’è un’urgenza, il gioco del rimpallo politico delle responsabilità funzioni perfettamente. Il caso mediaticamente più rumoroso? L’emergenza cinghiali a Sud e a Nord di Roma alla fine del mese scorso. La Città metropolitana e Roma Capitale sono intervenute siglando un protocollo. Ma la Polizia Provinciale non è potuta intervenire per lungo tempo perché mancava la firma della Regione Lazio. Insomma, alla fine forse sarebbe stato meglio tenersi la Provincia evitando di complicarsi la vita con le città metropolitane che avranno anche superato le obsolete strutture urbanistiche del passato, ma non hanno certo mandato a casa quelle ancora più antiche di partiti e politica. Soprattutto a Roma dove il piatto piange più che altrove. E il cittadino è spremuto fino all’osso.

Basti pensare che nella Capitale e nel Lazio, nel 2017, ogni residente ha versato 636 euro in media di Irpef regionale, il 37,3% in più rispetto al 2013. Intanto, nello stesso periodo, l’addizionale comunale è salita di quasi il 13% toccando i 278 euro. Ma i servizi sono peggiorati nonostante l’avvento della Città metropolitana che ha moltiplicato le poltrone ma non l’efficienza della macchina amministrativa locale. La sola Città Metropolitana conta infatti 1938 dipendenti. E la sua situazione finanziaria non è delle migliori: “anche per l’anno 2017, una situazione di grave criticità conseguente alla contrazione delle risorse disponibili per l’esercizio delle funzioni di propria competenza. La situazione di crisi è determinata sia dalla riduzione delle entrate tributarie sia dall’effetto delle manovre di finanza pubblica succedutesi dal 2012 in poi – si legge nel bilancio 2017 -.

La manovra finanziaria a carico del comparto province e città metropolitane contenuta nella legge 190/2014 (tagli per 1 miliardo per il 2015, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi a partire dal 2017) ha determinato, già dal 2015, uno squilibrio strutturale del bilancio dell’ente che è stato possibile colmare solo attraverso l’adozione di misure finanziarie straordinarie connesse all’emanazione di specifici provvedimenti normativi da parte del Governo e del Parlamento”. In compenso, nonostante le difficoltà congiunturali, il rendiconto 2017 (http://static.cittametropolitanaroma.gov.it/uploads/Esposizione-semplificata-dati-di-bilancio. pdf) si è chiuso con un avanzo da 160 milioni. E senza nuovi debiti. Ma la strada per una migliore gestione delle risorse locali è appena iniziata.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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