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Atac, un’azienda perennemente con un piede nella fossa

Negli ultimi due esercizi la municipalizzata ha perso centinaia di milioni, incapace di generare reddito e ricavi. Arrivando a un passo dal fallimento

Gianluca Zapponini
di Gianluca Zapponini | 2018-11-8 8/11/2018 ore 19:00

Se il destino di Atac è ancora tutto da scrivere, mancano due giorni al referendum che potrebbe sancire la messa a gara del servizio pubblico con conseguente ingresso di privati, il passato e il presente sono una certezza. Un’azienda in concordato preventivo con un piede costantemente nella fossa. Anni e anni di perdite milionarie, frutto di un debito sempre più pesante a fronte di una cronica incapacità di generare ricavi reddito, contrariamente alla sua cugina milanese Atm che i conti li ha a posto eccome, hanno spinto la municipalizzata al fallimento virtuale.

La prova? Nei numeri. Il 2017 si è chiuso con un patrimonio netto negativo pari a euro 170,6 milioni quale conseguenza delle perdite consuntivate nell’esercizio 2017 pari a 120,2 milioni. Nello stesso anno Atac non ha coperto 5 milioni di chilometri rispetto al 2016. In pratica la produzione complessivamente erogata nel 2017 è stata pari a 144 milioni di vett/km e si è attestata su livelli inferiori a quelli conseguiti nel 2016, pari a circa 149 milioni di vett/km.

Nel 2016, se possibile, è andata ancora peggio. L’azienda allora guidata dal dg Marco Rettighieri ha chiuso con un rosso a 212 milioni, quasi tre volte la perdita di 79 milioni riportata l’anno prima e ben al di sopra del rosso monstre del 2014 (141 milioni). Il valore della produzione, in pratica i ricavi, sono risultati pari a 932 milioni di euro contro un margine operativo lordo di 82,6 milioni di euro, un risultato operativo pari -201,8 milioni di euro e un risultato netto che si assesta a -212,7 milioni di euro. Qualcuno potrà dire che almeno sono stati fatti investimenti nella flotta. Invece no, visto che l’età media dei mezzi dei superficie è 11 anni. Un record a livello Europeo.

Chissà che alla fine non abbia ragione Carlo Verdone quando sui social network spiega come “l’11 novembre c’è un referendum importante del quale molti romani non sanno assolutamente niente. È un’azienda che ha dei grossi problemi, quindi è arrivato il momento che la pubblica amministrazione, non deve privatizzare, ma deve dare delle concessioni, affinchè si possa fare una gara. E secondo me la cosa più importante è che ne guadagneranno i cittadini in qualità, in efficienza, in sicurezza dei mezzi. Quindi secondo me è un referendum importante, proprio per rendere questa città alla pari di altre città di livello europeo”.

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A proposito dell'autore

Giornalista professionista, mi occupo dei principali temi economico-finanziari. Comincio nel 2010 a MF-Milano Finanza per poi passare nel 2014 all'agenzia di stampa finanziaria MF-DowJones. Nel 2015 sono a Formiche.net dove mi occupo di banche e politica economica mentre nel 2016 approdo a Radiocolonna.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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