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Olive e produzione Olio: in Lazio annata negativa

In Lazio, più che altrove, gli uliveti hanno sofferto per il maltempo e i parassiti. La raccolta è stata duramente ridotta almeno del 20%

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2018-11-23 23/11/2018 ore 10:51

La raccolta delle OLIVE e la conseguente produzione di OLIO in Lazio non si presenta per niente positiva in questo strano 2018.

Nella nostra regione la campagna oleicola ha riservato una gran brutta sorpresa agli agricoltori. Se n’erano già avuti segnali evidenti con le gelate di primavera, i frequenti attacchi dei parassiti come la Margaronia, la Cecidomia e l’immancabile mosca olearia che hanno continuato a colpire le colture. Vaste zone poi sono state devastate da grandinate e venti micidiali. La grande sete prima e la troppa pioggia dei giorni appena passati, oltre ad impedire la raccolta ha gettato a terra tantissime olive e quelle che si sono “salvate” non si possono certo definire di altissima qualità.

E’ una situazione triste che riguarda un po’ tutti gli uliveti Italiani e che fa prevedere un calo di produzione totale di circa il 38%, intorno, quindi alle 265 mila tonnellate in meno! Nelle aree laziali si prevede un calo del 20%  mentre per le  Dop (Sabina compresa) la perdita dovrebbe essere nell’ordine del 40-50%! Un crollo della produzione cui fa da cassa di risonanza la perdita in termini economici: -40 milioni!

Sempre per le zone Dop, per quest’anno si dovrebbero sostituire le confezioni da 5lt. con quelle più piccole pur di non scontentare e perdere parte del mercato.

E quindi? Sicuramente a fronte di un calo produttivo così forte vedremo i prezzi all’ingrosso e al dettaglio aumentare in misura anche consistente. Ma il discorso è sempre lo stesso: se vogliamo portare sulle nostre tavole un prodotto, oltre che buono anche salutare e di ORIGINE ASSOLUTAMENTE ITALIANA dobbiamo pagarlo di più.

Certo la grande distribuzione, in questo frangente, giocherà una partita tutta a suo favore. Sugli scaffali troveremo bottiglie attraenti (ma inadatte allo scopo) con etichette talmente inesatte e lacunose da sfiorare “la truffa” o per lo meno la beffa.   Nel 2015 l’Antitrust avviò 7 istruttorie nei riguardi di altrettanti famosissimi marchi per presunte pratiche scorrette. E non passa anno senza che la storia si ripeta coinvolgendo sempre nuove aziende.

D’altronde i conti son presto fatti: Spagna, Grecia, Marocco e Tunisia hanno prodotto alla grande con minor qualità e un  costo del prodotto molto più basso . La forbice del prezzo fra Italia e gli altri Paesi è talmente ampia da non trovare giustificazioni plausibili. In genere c’è uno scostamento di due terzi rispetto al nostro mercato di base. Ragion per cui le “magherie” saranno garantite. Non abbiamo nulla contro questi paesi e il loro agroalimentare ma, teniamo sempre presente che controlli, uso di fitofarmaci, modi di cultura e raccolta sono distanti anni luce da quelli, rigorosi, del nostro Paese.

Molti studi anche recenti hanno dimostrato che il consumo costante di olio extravergine di oliva (acidità 0,8) ha un impatto estremamente positivo sul livello di declino mentale degli anziani (e quindi anche delle altre età!). Si è arrivati addirittura a introdurre, per gruppi di ricoverati in RSA l’uso dell’extra vergine. Con risultati ottimi.

L’Italia è brava e forte e questo ci spinge a fare il paragone con la moda: il made in Italy è un must ricercato e orgogliosamente sfoggiato. E allora perchè questo non deve valere, anche ai nostri occhi per TUTTO l’agroalimentare (nocciole, ortaggi, frutta..) realmente “home made”?

ringraziamo ISMEA per alcuni dati che ci fornito

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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