Pecore e capre: Roma si affida agli animali

E' storia vecchia: per salvare Roma ci vogliono da sempre le "bestie". Parliamo anche con il dottore dei rischi per la nostra salute che gli ovini portano

Parliamo delle pecore “tosaerba” che dovrebbero risolvere in parte il degrado dei parchi e delle grandi aree verdi che circondano Roma. Si son dette tante cose e fatte migliaia di battute e noi, per non far torto a nessuno dividiamo l’articolo in 2 parti: 1 seria confrontandoci con un esperto ed 1 in libertà assoluta senza voler “mandare” alcun messaggio.

Partiamo quindi con le considerazioni, serie, del dottor Filippo Franceschini, veterinario e molto attento sia alla salute degli animali domestici che a quella del bestiame.
d)La nostra preoccupazione maggiore è che pecore e capre siano portatrici di malattie trasmissibili ad uomini e pet;
r)Le pecore solitamente non sono portatrici di malattie infettive (batteriche o virali) ne’ per cani e gatti ne’ per le persone. Tra l’altro sono controllate per legge dal Servizio Veterinario Pubblico tramite le profilassi di stato per la sorveglianza epidemiologica di malattie quali la Brucella, comunque malattie che trasmettono tramite alimenti (carne o latte). Discorso a parte merita, invece, il problema delle malattie parassitarie: tramite le deiezioni gli ovini eliminano uova di parassiti ed i cani che frequentano i parchi in questione sono a rischio parassiti intestinali che di conseguenza possono trasmettere all’uomo;
d)Potremo ancora passeggiare (pupù a parte) tranquillamente nei parchi o possiamo essere attaccati dalle zecche?
r) Dove c’è promiscuità animale ci sono i parassiti. Com’è noto, ed anche per esperienza personale i prati dove pascolano le pecore sono pieni di zecche, che persistono anche dopo l’allontanamento del gregge.
Questo li rende luoghi pericolosi non solo per i nostri pet ma soprattutto per noi;
d)Le pecore vanno vaccinate? se si quante volte/anno?
r) Le  pecore non vengono vaccinate per malattie che possono diffondere alla comunità. Essendo classificate come animali da “reddito” le profilassi vaccinali a cui si sottopongono servono per proteggerle da quelle malattie che influiscono sulle produzioni: ad esempio malattie abortigene o che intaccano le produzioni di latte.
Gli unici trattamenti che servono come protezione diretta per i nostri cani nei parchi sono le “sverminazioni” periodiche che solitamente si esplicano 2 volte l’anno.

Ecco questo è il parere del medico. A noi resta, però, un altro dubbio atroce. Questo esercito di ovini sarà stato preventivamente “operato” e reso inabile alla procreazione? O fra poco tempo il loro numero crescerà in modo esponenziale ed invasivo?

Passiamo alla parte più leggera (ma piena di verità anche inquietanti).
Il salvataggio di Roma è stato da sempre affidato ad animali varii. Prima furono le oche del Campidoglio (in questo caso uno dei sette colli!). Secondo la leggenda nel 390 a.c. Roma era allo stremo per il lungo e duro assedio dei Galli. La fame era tanta e tutto il mangiabile, fatto fuori. Tranne le oche che essendo sacre a Giunone furono, con gran fatica, risparmiate. E per fortuna!! Perchè il loro starnazzare fortissimo nella notte svegliò le truppe e impedì ai Galli (il concetto di animale comunque si ripete) di assalire il Campidoglio e conquistare la Città. Nella storia della Capitale ci furono anche gli elefanti che portati da Pirro come temibili armi da guerra non ebbero, alla fine, quel successo previsto.

Ed ora è il turno delle PECORE e delle CAPRE. Con il placet di Coldiretti è previsto l’arrivo di 50.000- esemplari. Lo scopo è quello di lasciarli liberi di “brucare” nel grande verde della cintura romana e nelle ville storiche, ormai abbandonate. Ci auguriamo siano escluse: Villa Pamphili, Villa Ada ecc. Perchè si sa gli ovini tanto brucano tanta “pupù” fanno. Il Campidoglio sostiene che sarà concime santo e a costo zero. I runner, le famigliole con bambini, carrozzine e biciclette e i turisti, però, sembrano molto meno entusiasti. E vien da pensare che anche i residenti delle zone concimate ne avranno qualche fastidio olfattivo. Senza contare che dove c’è concime arrivano ad ali spiegate mosche e mosconi.

Roma che tra posizione geografica, clima favorevole e salvifiche bonifiche ha visto crescere a dismisura i suoi campi con l’agro romano e pontino a fare da “orto di casa” può essere definita “verde”.  Ora che alla Capitale manchino i danari per qualunque investimento è cosa arcinota. Ma passare dai trattori e dalle falci agli ovini “rasaerba” un “come back” in bianco e nero da far invidia all’Istituto Luce!

PS: altra novità. Visto che non parte la lotta contro le zanzare ecco il massiccio sostegno e incremento di rondini e rondoni, ben noti “insettivori”. Ancora non chiamati come rinforzo risultano i pipistrelli. Ma manca poco, vedrete!

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