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Nel Lazio 123 mila musulmani, fari puntati sulle moschee

Roma, forte presenza africani. Trenta centri di preghiera, no sempre trasparenti

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di Redazione | 2016-11-26 15/07/2016 ore 15:43
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:29)

Con l’attentato di Nizza, in tanti romani è scattata subito la paura dell’islamico, del musulmano. I pregiudizi in questi casi non sono supportati dai numeri. Nel Lazio ci sono poco più di 600 mila immigrati e di questi solo 123 mila sono musulmani, ben al di sotto dei 430 mila cristiani . Una presenza concentrata soprattutto a Roma, visto che la Capitale raccoglie circa l’80% di tutti gli stranieri presenti nella regione 

 

L’integrazione non va male, se non altro per la capacità di conoscere l’italiano, il test sulla nostra lingua infatti è stato superato dal 60%. Il ministero dell’Interno ha comunque aumentato i controlli sui circa 30 centri di preghiera presenti nella città. 

 

 

I numeri della presenza islamica, riportati dal rapporto dell’istituto di ricerca Idos, dunque ridimensionano quella che tanti cittadini vedono come un’invasione. Alcune indagini di vari istituti  riportano infatti come la maggioranza degli italiani percepisca la presenza degli stranieri in misura tripla rispetto a quanto dicono i numeri ufficiali.

 

 

I musulmani a Roma hanno il loro punto di forza tra gli africani (40%) e tra gli asiatici (37,4%). Molto poco rappresentati sono i mediorientali, anche se è probabile che questi negli ultimi mesi siano cresciti di numero per effetto della guerra in Siria e in Iraq. Nel Lazio, molto presente la comunità marocchina, che vede 13 mila soggetti, di cui 8 mila circa nella provincia di Roma.

 

 

Chiarezza invece va fatta sulle moschee e i centri di preghiera.  La Grande Moschea di Roma è un luogo di confronto, ma poi ci circa una trentina di centri islamici disseminati in varie parti della città, soprattutto nelle zone sud e orientali, vedi Tor Pignattara, Marconi, Tuscolana. Strutture non sempre trasparenti, visto che le comunicazioni al loro interno avvengono esclusivamente in arabo e lo stesso avviene per i sermoni degli imam. Il ministro dell’Interno vuole però regole più stringenti. “Non possiamo più avere in Italia Imam che si sono formati in aree del mondo che hanno una cultura radicale non compatibile con il nostro ordinamento giuridico – dice Alfano – Nel nostro ordinamento è riconosciuta la libertà di preghiera, ma la libertà di preghiera deve essere sempre dentro le regole dell’ordinamento giuridico italiano in ossequio alle leggi e alla Costituzione repubblicana”. (Alg)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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