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Controlli a via Cupa sugli immigrati. Nel Lazio 11.500 profughi

La Questura: mantenere sotto controllo la presenza di immigrati sul territorio

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di Redazione | 2016-11-26 11/08/2016 ore 14:05
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:32)

Al via oggi operazioni di identificazione nei confronti degli stranieri che vivono nella tendopoli davanti al centro Baobab di via Cupa, vicino alla stazione Tiburtina, autogestita da gruppi di volontari. L’operazione è stata voluta  dal questore Nicolò D’Angelo e condivisa in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. In precedenza altre tre operazioni di questo tipo erano state condotte. 

 

Gli abitanti del quartiere si sono più volte lamentati per le condizioni di degrado di via Cupa, ma la situazione sembra mettere in luce la scarsa capacità di gestire a Roma l’emergenza migranti. In tutto il Lazio, secondo il Vimimale, ci sono poco più di 11.500 immigrati presenti in hot spot, centri di prima accoglienza, posti Sprar, circa l’8% di quanto viene ospitato a livello nazionale. Possibile che, sull’onda di quanto fatto a Milano dove sono state utilizzate le caserme, non si riesca a trovare un posto per chi è a via Cupa?

 

 “L’obiettivo – spiega la questura della capitale – è quello di mantenere sotto controllo la presenza di migranti in un luogo al di fuori del circuito di accoglienza previsto. La posizione di ciascuno dei presenti sarà vagliata dopo il fotosegnalamento e la conseguente identificazione con l’adozione di provvedimenti di inclusione nel sistema di richiedenti asilo, di assistenza nei casi di particolare diaagio o di minori, ovvero di espulsione dal territorio nazionale ove ve ne ricorrano i presupposti”. All’operazione partecipano anche le strutture deputate all’assistenza del Campidoglio. 

 

L’Anci, l’associazione dei Comuni, ha proposto di accogliere su tutto il  territorio nazionale una media massima di 2,5 migranti ogni mille  abitanti (ovvero un totale massimo di 150.000 migranti l’anno). Il piano di riparto proposto da Anci mantiene inalterato l’attuale criterio di  distribuzione regionale estendendolo, come metodologia, su base comunale con correttivi che metteranno al riparo i piccoli Comuni e le grandi aree metropolitane. In sostanza il modello SPRAR sarà trasferito a tutti i  Comuni Italiani in modo da avere una distribuzione equa e diffusa e  programmata su tutto il territorio nazionale, eliminando l”attuale situazione che vede un approccio emergenziale con grandi  concentrazioni in poche aree geografiche”. (Alg)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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