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30/10/2020
30/10/2020

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In tutta onestà questa crisi di governo, i presunti tradimenti,  i vergognosi tira e molla per risolverla hanno evidenziato in modo inconfutabile, quello che molti degli Italiani già sussurravano: la pochezza di gran parte dei politici che galleggiano intorno allo Stivale.

Per quanto concerne il livello culturale, le carriere scolastiche e la conoscenza della nostra (e loro) lingua abbiamo già avuto infinite prove disastrose.

Loro (i politici) per ottenere voti e credibilità si dice, parlano alla PANCIA degli Italiani.            Convinti, forse e da tempo, che nella nostra scatola cranica ci sia il vuoto e che la sede della ragione sia scivolata nel colon e nell’intestino usano, di conseguenza, parole, concetti e comportamenti adeguati alla situazione.

In sintesi: l’esiguità del pensiero espresso dagli attuali maratoneti in corsa per una qualunque nuova/vecchia legislatura è a dir poco molesto e allontanante (dalle urne).

Da un’indagine “popolare” si alza forte la richiesta di un provvedimento legislativo (sostenuto da invocati referendum) che preveda OBBLIGATORIAMENTE per chi intraprende la carriera politica (e aspira a posti di comando) il test del QI (quoziente intellettivo).

I test di routine potrebbero risolvere, così, molti nodi politico/strutturali/attitudinali. Per come siamo messi, ora, ci accontenteremmo di politici con un QI variabile tra il 90 e il 100 (casi sporadici).

Sarebbe per noi un vero sollievo sapere che i nostri governanti di turno hanno un’intelligenza al pelo con la normalità.*

*No, non è una battuta sterile e sfottente. E’, ormai, prassi comune per aziende, incarichi speciali, scuole, ecc usare queste “misurazioni”. Ma per i governanti, magari con il famoso telefono rosso a portata di mano, questo non dovrebbe essere un obbligo imprescindibile e risolvente?

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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