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Panettone: cinquecento anni di Natali

Fantasie, leggende e storia nel dolce più tipico e tutelato che ci sia

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di Redazione | 2016-11-26 22/12/2014 ore 15:51
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:33)

Un amico, figlio della guerra, racconta che quei tempi erano veramente duri e i dolci in tavola non arrivavano proprio. Il pane, quello preso con i bollini, era fatto con ingredienti scadenti spesso miscelati con farine di altra natura come cicoria, fave e carrube. Così quando, non si sa come, vide e mangiò per la prima volta il pane bianco (farina di frumento) pensò che doveva essere per forza il mitico panettone. Anche questa è una storia, piccolissima, ma che concorre alla fama del dolce.

Il panettone è il senso italiano del natale. Con: mandarini, frutta secca e spumante dolce ha attraversato tutte le nostre tavole. Con gli occhi di oggi e i ricordi di bambino è anche uno dei profumi del Natale. È quindi un simbolo “trasversale” che ha viaggiato la penisola da nord a sud e che oggi gli emigranti spediscono alle case dall’altro capo del mondo. Tanti i rimandi al celebre impasto: dall’iconografia alle canzoni dialettali, dal simbolismo al carosello. Da Italo Calvino al rag Fantozzi. Dai dissuasori stradali agli sciapi film confezionati per le feste. Anche se nato alla corte di Ludovico il Moro è, tutto sommato, un dolce “modesto”. Farina, latte e uova erano abituali in un paese agricolo. Poi l’uva passa e i canditi, per quanto nostrani, danno un tocco di esotico. Chef stellati e gastronomi hanno reinterpretato il panettone stravolgendolo. Dentro ci si può trovare di tutto: creme, gelati, e “imbottiture a sorpresa”. La classica crosta brunita da cui dovrebbe, al massimo, intuirsi qualche uvetta, è diventata palestra per fantasie mastodontiche e improbabili. In un mercato che pur di vendere cerca di sorprendere. La vita del panettone si sta allungando a dismisura e la boa di S. Biagio è stata ampiamente doppiata. Ora i soliti esperti cercano di convincerci che il panettone è perfetto anche d’estate. Ovviamente il tutto in chiave “sconcertante” per abbinamenti e fattura. Una domanda viene spontanea: perché signori (cuochi, gourmand…) non riservate lo stesso trattamento a: colombe, capretti, uova di Pasqua, capitoni, frappe, ecc? La risposta forse è molto semplice. Perché nessuno mai potrà negare al panettone il ruolo di pilastro della tavola italiana. (a.r.)

 

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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