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Doggy bag: gli avanzi del ristorante chic o choc?

un italiano su cinque lo fa quando va a cena fuori

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di Redazione | 2016-11-26 18/08/2015 ore 17:10
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:53)

Necessaria o volgare? Alla moda o da ‘poveracci’? Chi non ha mai sentito parlare della cosidetta  ‘doggy bag’ ovvero della confezione di alluminio o la busta di carta con cui vengono raccolti e portati via gli avanzi del ristorante. Beh un italiano su cinque (20 per cento) quando va a pranzo o a cena fuori ha preso l’abitudine di farsi incartare ciò che rimane nel piatto per gustarselo a casa. Resta però alta la percentuale (superiore del 25 per cento) di quelli che ritengono la doggy bag una realtà da maleducati e da ‘pezzenti’, o comunque qualcosa da guardare con vergogna. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ sui comportamenti alimentari degli italiani nell’estate 2015 dalla quale si evidenzia peraltro che una maggioranza relativa del 28 per cento degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori. La tendenza a finire quanto viene servito a tavola, secondo i suggerimenti del nonni, richiama un passato difficile che – sottolinea la Coldiretti – riconosceva il valore del cibo e la necessita’ di non sprecarlo. Un comportamento che mal si concilia con i troppi pudori ancora presenti nel richiedere gli avanzi del cibo acquistato nel ristorante come avviene abitualmente in altre realtà. “Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori e’ un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti dove – sottolinea la Coldiretti – la doggy bag e’ una prassi consolidata per gli stessi Vip. Nell’anno dell’insediamento alla Casa Bianca a luglio nella prima visita ufficiale a Roma Michelle Obama ha scelto nel ristorante ‘I maccheroni’ un menu a base di assaggi di pasta alla carbonara, lasagna e amatriciana accompagnati di vino rosso e prosecco facendosi notare per la richiesta della ‘doggy bag’ con gli avanzi della cena come segnale contro lo scandalo degli sprechi alimentari mentre recentemente la cantante Rihanna è uscita da un prestigioso ristorante di Santa Monica esibendo una bottiglia di Sassicaia non ancora svuotata del tutto ed e’ stata intercettata dai paparazzi che pedinano i divi a Los Angeles e dintorni”. Una abitudine che non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia dove permangono molte resistenze anche se di fronte a questa nuova esigenza la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc. Peraltro molte delle porzioni avanzate possono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole oppure utilizzate come base per realizzare ottime ricette. Una opportunità per ottimizzare la spesa ma anche per ridurre gli sprechi alimentari secondo l’obiettivo fissato anche dalla carta di Milano che dopo essere stata firmata da cittadini e leader mondiali all’Expo sarà presentata il 26 settembre alle Nazioni Unite. Secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ , in media ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Una situazione che sta migliorando tra le mura domestiche dove sei cittadini su dieci (60 per cento) hanno diminuito o annullato gli sprechi domestici, facendo la spesa in modo più oculato, utilizzando gli avanzi nel pasto successivo, o guardando con più attenzione la data di scadenza. (gc)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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