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Carne e tumori? Siamo ciò che mangiamo

Il rischio si corre se si abusa

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di Redazione | 2016-11-26 27/10/2015 ore 12:05
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:59)

Esiste una parola che racchiude un concetto importante e un modus vivendi, EQUILIBRIO. Qualcuno vi ha mai detto che bere tutti i giorni 2 litri di una bibita gassata fa bene? Eppure nessuno si priva di berne un bicchiere ogni tanto e non per questo si ammala. È salutare mangiare merendine, torte e dolcetti tutti i giorni? Alimentarsi ad ogni pasto con un insaccato o con una bistecca rappresenta un buono stile alimentare? No. Allora, una volta appurato che l’abuso in ogni ambito è sbagliato, usiamo il buon senso. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la IARC, The International Agency for Research on Cancer , hanno pubblicato sul The Lancet Oncology, quanto segue:

“The International Agency for Research on Cancer (IARC), the cancer agency of the World Health Organization, has evaluated the carcinogenicity of the consumption of red meat and processed meat.” .

Il rapporto, molto dettagliato, elenca, dividendole in gruppi, le sostanze con il più alto tasso di cancerogenicità. Nel gruppo 1 (cangerogeno) sono presenti le carni lavorate, come i wurstel, gli insaccati o le salsicce e comunque tutte quelle trattate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione” si legge nella nota dell’OMS. Mangiare sempre questi cibi, ne bastano 50gr al giorno, aumenterebbe il rischio di tumore del colon-retto del 18%. È stata accertata però anche una correlazione tra l’uso di questi alimenti e l’incidenza dei tumori al pancreas e alla prostata. Questi cibi sono nello stesso gruppo, il più pericoloso dal punto di vista della cancerogenicità, insieme a: fumo, alcol, amianto, benzene e raggi X.

Nel gruppo 2 (probabilmente cancerogeno) troviamo le carni rosse fresche, vale a dire quelle che derivano dai bovini, dal maiale, dal cavallo e dall’agnello. «Per un singolo individuo il rischio rimane limitato, ma ora sappiamo che aumenta in relazione alla quantità di carne consumata – afferma Kurt Straif, epidemiologo dello Iarc e capofila della pubblicazione -. In considerazione del gran numero di persone che consumano le carni trasformate, l’impatto globale sull’incidenza del cancro diventa un problema rilevante in termini di salute pubblica».

Sulla questione è intervenuta il Ministro della Salute Lorenzin chiedendo il parere del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare. Lo ha dichiarato a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Link Campus. “Premetto che le considerazioni dell’Oms sono preliminari, non servono allarmismi” – ha affermato.

Cosa c’è di nuovo rispetto a quello che sapevamo già? Da tempo si consiglia di mangiare carne rossa solo due volte a settimana e di limitare al massimo l’uso degli insaccati e soprattutto di seguire la dieta mediterranea.

L’oncologo Umberto Veronesi, afferma la cancerogenicità della carne, ormai da moltissimi anni.

“Non ci coglie impreparati, lo sapevamo da tempo, da almeno 20 anni io per primo, ai congressi e agli incontri divulgativi, ripeto che ci sono indicazioni epidemiologiche di un legame tra consumo carni rosse e tumori del colon. Quello che è stato fatto oggi è una sorta di sistematizzazione” ha affermato il medico in un’intervista a Rai News. Il lavoro presentato dall’ Oms “aggiunge un tassello in più nella ricerca delle cause del cancro e l’eziologia è fondamentale nella lotta a questa malattia: potremo dire di aver vinto il cancro non quando lo cureremo – avverte Veronesi – ma quando non ci ammaleremo più, cioè dopo aver trovato le cause e averle eliminate”, ha aggiunto Veronesi nell’intervista Rai.

Dobbiamo quindi non mangiare più la carne? «Niente affatto, perché la prudenza nel consumo è raccomandata già da diversi anni – chiarisce Elena Dogliotti, biologo nutrizionista della Fondazione Umberto Veronesi -. Il messaggio che portiamo a casa da questa metanalisi è quello di tornare alla dieta mediterranea, che sappiamo essere un fattore protettivo rispetto a diversi tumori. Quanto alla carne, i consumi devono essere limitati e comunque mai superiori a 500 grammi alla settimana: 1-2 porzioni da cento grammi l’una di carne bianca, 1-2 di carne rossa e non più di cinquanta grammi di salumi nell’arco di sette giorni».

C.T.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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