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Greenpeace classifica il tonno conservato

Tonno, pesca illegale, violazioni e olio contraffatto:mix nocivo

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di Redazione | 2016-11-26 3/12/2015 ore 9:10
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 20:05)

 

Nelle nostre scorte forse l’alimento più presente è il TONNO. In scatola o in vetro ha generalmente un costo accessibile ed una adattabilità infinita. E se poi è in olio d’oliva è ancora meglio. Ma meglio per chi? prima di tutto per chi scrive e che, trae spunto dai risultati di ricerche di Greenpeace e ADUC. La “Classifica Rompiscatole” di Greenpeace ha preso in esame gli 11 marchi più venduti in Italia (80% del mercato) per valutarne la sostenibilità dei metodi di pesca e di informazione al consumatore. Al primo posto si è classificato Asdomar e all’ultimo il NON italiano Mareblu. Non è un’indagine di tipo esclusivamente qualitativo quanto di ecosostenibilità per noi e per  l’ambiente marino. Le procedure per la pesca selettiva e quindi per lo sfruttamento equo delle risorse marine sono da tempo state chiarite dalla Commissione Europea (Ce 1005/2008 del Consiglio). Quasi tutti i paesi hanno aderito ma non la Thailandia (proprietaria del marchio ultimo classificato) che continua a usare i vecchi sistemi di pesca aggregativa determinando così la cattura di altre specie animali spesso protette (tartarughe, ecc). Un danno enorme ad un bene collettivo! A questo vanno aggiunte le presunte violazioni dei diritti umani e dei lavoratori: maltrattamenti e abusi che avvenendo a molte miglia dalla costa e a carico di categorie deboli e a rischio (minori e migranti) restano impunite. Il regolamento si propone di combattere la pesca illegale, non documetata e non dichiarata. Quindi un ampio ombrello che vuole garantire l’economia, l’ambiente, il sociale e tutta la filiera dell’importazione, della lavorazione e del consumo del tonno. Di questo passo si potrebbe arrivare al divieto di commerciocon i paesi “reticenti”.

 

E fin qui abbiamo parlato del pesce ma se aggiungiamo qualche considerazione sull‘olio nel quale è conservato ci tremano i polsi. Solo pochi giorni fa è scoppiato lo scandalo di quel miscuglio contraffatto definito “extra vergine d’oliva”. Olio scadente o guasto che con misteriosi maneggi e solventi vari arriva sulla nostra tavola con tanto di etichetta a garanzia. Quell’olio che il mondo ci invidia e che i turisti usano per far scarpetta credendo di consumare “oro liquido”. E’ sempre più evidente che il food è uno dei campi preferiti per le truffe e che queste colpiscono prodotti di base e quotidiani. Ma un po’ è anche colpa nostra che dopo aver guardato costo e data di scadenza della confezione ci sentiamo in pace. Come protestiamo per non respirare aria avvelenata, bere acqua inquinata perchè dobbiamo accettare nei nostri piatti cibi che non danno alcuna garanzia? I primi ad essere colpiti, in ogni senso, siamo noi e solo un consumo informato e consapevole può aiutarci e aiutare il nostro mercato. E forse, per una volta, fare la spia NON sarà peccato! (anna ricca)

 

       

 

alcuni dati e notizie sono di fonte ADUC e Greenpeace

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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