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Birra Poretti: sulla via dei luppoli

Two beer or not two beer: that is the passion (Homer Simpson). Ecco solo questo è il vero dilemma davanti ad una birra davvero buona.

Anna Ricca
di Anna Ricca | 2018-10-30 30/10/2018 ore 15:00

birra Poretti mescita

 

Nasce a Induno Olona (Varese) alle sorgenti del fiume Olona, dove l’acqua è pura di fonte. Si perchè la BIRRA PORETTI (come tutte le birre del mondo) ha come componente principale proprio l’acqua che raggiunge l’85% del peso totale.

La Poretti è comparsa sul mercato italiano nel 1877 e i suoi 141 anni l’hanno portata a “creare” sempre nuove etichette. Il mondo della birra si è completamente trasformato e il consumatore vuole essere “stuzzicato e stupito”. Il nuovo approccio alla “bionda” è un qualcosa di diverso dagli anni passati. Ora si cercano impatti nuovi che sappiano, davvero, coinvolgere il 5 sensi, l’odorato/profumo in questo caso è fondamentale.

Ma cosa c’è nella birra oltre l’acqua? I cereali (vari), malto d’orzo che con la fermentazione ne determinano il tasso alcolico. E poi i LUPPOLI che solo ultimamente sembrano diventati, per i consumatori, la vera base della bevanda. Ma così non è. Il luppolo dà il tocco di amaro e di aroma che distingue ogni etichetta determinandone la soavità e l’amarognolo.

E’ la Germania che con il suo amore per le birre “dure” ha introdotto e mantenuto l’uso del luppolo. Tanto che nel 1516 uscì un “Editto della Purezza” che fissava canoni di lavorazione validi, in Germania, ancora oggi. Questo perchè 500 anni fa anche altri ingredienti venivano impiegati per modificare, di volta in volta, il sapore della birra. Quindi spazzate via le “pozioni magiche” non resta altro che giocare e “addomesticare” il luppolo anticipando, quasi, i desideri della clientela.

Con l’avvento del fascismo e dell’autarchia venne imposto l’uso di cereali nostrani (50%) con orzo, riso e mais. Alcuni birrifici molto commerciali continuano, ancora oggi, ad impiegare il mais per il suo costo nettamente inferiore.

Ora il mondo della birra gioca anche con altri ingredienti e il Mastro Birraio, di una volta, è diventato a tutti gli effetti un vero e proprio Chef che segue il processo di cottura, l’ammostamento*, temperature ecc. Poretti, pur assecondando il mercato, resta ferma sulle sue posizioni originali: la Birra, per quanto varia sia, DEVE RIMANERE BIRRA, evitare l’omologazione e rifuggire dalla tentazione del “famola strana”. Ormai sono molti i grandi Cuochi che propongono l’abbinamento dei piatti con birre selezionate. Fra le tante etichette della Birra Poretti quella sicuramente più acquistata è quella a 4 luppoli, il trend però è salire: dalla 5 luppoli in su. Da tempo anche l’estero ci guarda con curiosità e interesse.

Insomma la Poretti sta facendo il giro del mondo. Noi l’abbiamo incontrata e assaggiata con grande piacere al #Tasteofroma18, durante un pomeriggio caldissimo e adatto, come pochi, a buon sorso di birra!!

*processo con cui si miscela un cereale macinato con acqua calda per convertire gli enzimi in zuccheri. Questo momento della lavorazione è fondamentale per determinare le qualità specifiche di ogni singola birra.

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Anna Ricca
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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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