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Concerto Romano al Teatro Olimpico con 'Giuditta' di Scarlatti

Il concerto chiude il 18 dicembre il 2014 dell'Accademia Filarmonica Romana

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di Redazione | 2016-11-26 17/12/2014 ore 15:46
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:33)

 

L’Accademia Filarmonica Romana chiude in bellezza la stagione dei concerti del 2014 narrando le vicende di guerra e di violenza, di passioni e di esaltazione mistica che si intrecciano nella ‘Giuditta’ di Alessandro Scarlatti. Con il libretto di Antonio Ottoboni, questo capolavoro rappresenta la punta di diamante del ricco corpus di composizioni che il musicista ha dedicato al genere dell’oratorio. L’esecuzione è in calendario per giovedì 18 dicembre al Teatro Olimpico, alle ore 21, ed è affidata a Concerto Romano, ensemble italiano specializzato nel repertorio antico, con una particolare attenzione a quello romano del Seicento. Fondato e diretto da Alessandro Quarta, dal 2009 l’ensemble è presente e applaudito in molte stagioni concertistiche in Italia, Germania ed Austria. Concerto Romano è affiancato per quest’occasione da tre voci di prestigio internazionale, particolarmente apprezzate nell’interpretazione della musica dei Seicento: sono il soprano Francesca Aspromonte (Giuditta), il contralto Hilary Summers (Nutrice) e il tenore Luca Cervoni (Oloferne). Di ‘Giuditta’ si conoscono due versioni, la prima del 1693 e il lavoro che si ascolta in questo concerto, la Giuditta detta ‘di Cambridge’, del 1697 il cui manoscritto è conservato presso la Rowe Music Library del King’s College di Cambridge.  Dal convenzionale numero di cinque personaggi della precedente versione, si passa ad un numero di tre: Giuditta, la Nutrice e Oloferne: dal punto di vista drammaturgico questa soluzione minimalista risulta essere uno dei punti di eccezionale forza di questo oratorio.

“La sinergia fra il libretto di Antonio Ottoboni (veneziano, padre del più famoso Pietro cardinale e mecenate musicale fondamentale della Roma di quegli anni) e il genio di Alessandro Scarlatti, qui oramai maturo, dà luogo ad un vero capolavoro”, commenta il maestro Alessandro Quarta, che prosegue: “tale e tanta è la coscienza teatrale e l’esperienza ‘narrativa’ scarlattiana, che mai, in nessun punto, l’ascoltatore sente la mancanza della scena, come nell’intensissima aria senza basso continuo di Giuditta ‘Chi m’addita dove sta’, espressione sospesa ed intima di timorosa riflessione di fronte all’azzardo dell’impresa”. (r.p.)

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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