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Orari negozi e feste. Perché liberi fa bene a tutti

L'Aduc: troppe bugie, ipocrisie e razzismo su questo tema

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di Redazione | 2016-11-26 13/04/2015 ore 9:30
(ultimo aggiornamento il 26 Novembre 2016 alle ore 19:40)

L’occasione della Pasqua e, a seguire come di consueto, le feste del 25 aprile e del Primo Maggio, hanno stimolato una altrettanta e usuale consuetudine: bisogna imporre ai negozi di chiudere quando lo decide l’autorita’ amministrativa o lasciarli liberi di fare come credono? Se lo chiede Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori secondo il quale: “La legge stabilisce che ognuno fa come crede, ma ci sono quelli -come le Coop- che hanno opinioni diverse e giocano in tutti i modi per farle valere”. “I sindacati Cgil-Cisl-Uil, ribadendo l’invito a scioperare per i dipendenti dei negozi che decidono di non chiudere per le feste ufficiali, sostengono – spiega ancora – che “le liberalizzazioni degli orari e delle aperture domenicali e festive attuate dal decreto Salva Italia non hanno portato alcun aumento dell’occupazione o dei consumi, ma hanno peggiorato le condizioni di lavoro, aumentato la precarieta’ e l’assenza di ogni regola minima di concertazione sulla programmazione delle aperture e degli orari di lavoro”. “Ai sindacati, spesso si affiancano alcuni esponenti della confessione cattolica romana, perche’, secondo loro, i fedeli, potendo scegliere tra chiesa e supermercato, in genere optano per quest’ultimo. E quindi: cosa di meglio che non indurli in tentazione? Posizioni ed iniziative, entrambe, intrise di bugie, razzismo ed ipocrisie”, sostiene Donvito. “Bugie. Gli esercizi commerciali che chiudono per la crisi, non sono una nostra invenzione. Le strade che secondo noi e non solo, per non continuare a farsi male sarebbero tre: meno fiscalita’, semplificazione burocratica, liberalizzazione orari. Inoltre, i dati della grande distribuzione, dove si concentrano la maggior parte delle vendite, sono in aumento molto piu’ consistente rispetto alla media e piccola: indicatore di un commercio che e’ cambiato, in cui gli addetti del settore non possono far riferimento alle vecchie rendite di posizione per essere attivi, ma devono reinventarsi nuove forme, specializzazioni e qualita’”, spiega. “Razzismo. A parte le feste “laiche”, come la mettiamo con coloro che non seguono i propri riti religiosi di domenica, ma, per esempio, di venerdi’ e sabato, e cosi’ per la Pasqua cristiana? La religione cattolica romana non ci sembra che sia ancora religione di Stato”, aggiunge il presidente Aduc. “Ipocrisie. Come la mettiamo con coloro che lavorano sempre: autisti, ferrovieri, poliziotti, ristoratori, camerieri, vigili, personaggi e personale dello spettacolo, alberghi, bar, servizi di emergenza, ospedali, cliniche, aeroporti e aerei, e i professionisti che lavorano nei propri studi. Cioe’, milioni e milioni di persone. Non esistono?”, si domanda. “E poi -chiosa finale per le coop- sara’ anche perche’ sono un po’ nell’occhio del ciclone per correttezza e trasparenza del loro operare economico, mentre -per restare solo nell’ambito alimentare- il loro gigante avversario in materia di orari (Esselunga di Caprotti) sta macinando utili e business come non mai?”, conclude.

 

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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