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I migranti del ‘900 erano diversi da quelli di oggi

Paragonare l’odierna immigrazione a quella dei nostri antenati verso l’America è un errore. Ci sono differenze demografiche, storiche e politiche.

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di Michele La Porta | 2018-06-19 19/06/2018 ore 9:00

Alla Aquarius è stato impedito l’accesso nei porti italiani. Ora, tralasciando le implicazioni e le riflessioni politiche, si è gridato alla scandalo per la mancanza di sensibilità nei confronti dei migranti. Ci si è stupiti che, proprio noi italiani che siamo stati un popolo di esuli, non abbiamo manifestato altrettanto “cuore” e umana benevolenza.

A questo punto è bene fare delle precisazioni. Paragonare l’odierna immigrazione a quella dei nostri antenati verso le Americhe è una inesattezza, figlia d’uno strumentale sensazionalismo. Ci sono differenze di ordine demografico, storico, culturale, organizzativo e politico, visto che parliamo di quasi cento anni fa e, nel frattempo, il mondo è cambiato.

Gli Stati Uniti, nonostante avessero nell’immigrazione una loro ragion d’essere, attuavano delle durissime selezioni nei confronti dei migranti. A Ellis Island, l’isola dove venivano fatti sbarcare, le procedure erano complesse ed estremamente rigide. I nuovi arrivati erano sottoposti a delle accurate visite mediche e venivano valutati anche per le loro ideologie politiche o per le loro disponibilità economiche.

Con delle pinze che sollevavano la palpebra, veniva anche svolta una fastidiosa visita oculistica al fine di verificare che i nuovi arrivati non avessero il Tracoma, una malattia infiammatoria cronica della congiuntiva, di natura virale e contagiosa.

Ai minori di 16 anni non accompagnati era vietata la permanenza. Mentre gli orfani, solamente se certificavano la possibilità d’avere vitto e alloggio garantitogli da uno sponsor, potevano evitare l’espatrio. Le donne  non potevano viaggiare da sole o con dei bambini e chi si avventurava, senza un uomo al seguito, finiva nel giro della prostituzione. L’ufficio emigrazioni, nell’accettazione, faceva anche una netta distinzione fra gli italiani del nord e quelli del sud. I meridionali erano visti con maggiore sospetto.

Gli italiani che emigrano negli Stati Uniti dell’America del Nord sono avvertiti che, per leggi vigenti nell’Unione, è vietato lo sbarco ai delinquenti, mentecatti, idioti, indigenti, agli individui affetti da mali ributtanti o contagiosi […]. Qualora un immigrato così vincolato riesca a sbarcare […] è soggetto ad espulsione dal territorio della Repubblica. Le spese del di lui viaggio di ritorno sono poste a carico del proprietario della nave che lo trasportò”.

Evidenziati questi aspetti è opportuno anche specificare che suddetti paesi, viste le loro politiche espansive, avevano la necessità di accogliere nuova manovalanza.
Noi abbiamo il medesimo bisogno produttivo e l’equivalente capacità di integrarli nel nostro tessuto sociale?
La risposta è: .  C’è, per fortuna, qualche esempio d’una eccellente integrazione ma in tanti altri casi, purtroppo, si è evidenziata una fallimentare politica d’accoglienza, soprattutto se indiscriminata.
Oltretutto, sulla pelle di questi poveri disperati, la magistratura ha già denunciato “la mano”, subdolamente tesa, della malavita organizzata.

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A proposito dell'autore

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Ho esperienze multidisciplinari in ambito editoriale, televisivo e radiofonico. Ho lavorato, fra gli altri, con l’Ufficio Stampa e della comunicazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Ufficio Stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la Maurizio Costanzo Comunicazione e il quotidiano Il Tempo.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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