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Tre anni senza Giulio: mille luci in 100 piazze per ricordare

A Roma appuntamento alle 19:41 davanti a Montecitorio. Ancora lontana la verità sul sequestro e omicidio dello studente in Egitto

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di Redazione | 2019-01-25 25/01/2019 ore 12:00

Terzo anniversario del rapimento al Cairo di Giulio Regeni, la verità sembra ancora lontana e le indagini in stallo. Ma l’Italia non dimentica e risponde all’appello di Amnesty International: in oltre 100 piazze mille luci si accenderanno alle 19.41 per ricordare la sua sparizione. A Roma l’evento si svolgerà in piazza di Montecitorio.

Dilaga sui social l’hashtag #3annisenzagiulio e stasera a Fiumicello, paese natale del ricercatore, si terrà una fiaccolata con i genitori e il presidente della Camera, Fico.

Il 25 gennaio di tre anni fa Giulio Regeni venne prelevato al Cairo, in una stazione della metropolitana, da agenti dei servizi segreti egiziani che lo torturarono e uccisero, credendolo una spia. Tre anni durante i quali i magistrati di Roma hanno cercato, tra mille difficoltà investigative, di accertare la verità su chi ha tolto la vita al giovane ricercatore friulano che si trovava in Egitto per svolgere un dottorato sui sindacati di base locali per l’università di Cambridge.

Oltre dieci incontri bilaterali tra inquirenti italiani ed egiziani, per cercare di porre dei tasselli e mettere in fila, come una sequenza drammatica, i fatti che portarono alla morte di Giulio, il cui corpo venne fatto ritrovare il 3 febbraio sulla strada che dalla capitale porta ad Alessandria d’Egitto.

Una svolta, a circa trentatre mesi dall’apertura dell’indagine dei pm romani, è arrivata il 4 dicembre scorso con l’iscrizione nel registro degli indagati di cinque 007 egiziani. Il Procuratore capo Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco contestano loro il reato di sequestro di persona. Si tratta di ufficiali appartenenti al dipartimento Sicurezza nazionale (servizi segreti civili) e all’ufficio dell’investigazione giudiziaria del Cairo (polizia investigativa).

Una svolta legata all’attività di indagine portata avanti in questi mesi dai carabinieri del Ros e dagli uomini dello Sco. In base agli elementi raccolti gli inquirenti italiani sono riusciti a dare un nome a chi ha messo in atto il sequestro. Un’accelerazione a cui non è sostanzialmente seguita una ‘apertura’ da parte degli inquirenti cairoti.

Nel registro degli indagati sono finiti pezzi da novanta dell’intelligence civile. In particolare il generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal e il maggiore Magdi Sharif. Tra i profili emersi anche quello dell’agente Mhamoud Najem. Ufficiali, alti funzionari e agenti che si sono adoperati per mettere sotto controllo Regeni dopo la denuncia di Mohamed Abdallah, figura di spicco nel sindacato degli ambulanti, che aveva raccontato alle forze di sicurezza egiziane del ricercatore italiano, della sua intenzione di svolgere un dossier per conto dell’università di Cambridge e dei soldi, circa 10 mila sterline, da lui promessi per effettuare la ricerca. “E’ una spia”, aveva assicurato Abdallah ai suoi referenti. Nei giorni scorsi la Procura di Roma ha avviato un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, alla luce di presunte pressioni ricevute dal consulente della famiglia Regeni in Egitto, per mano proprio di appartenenti alla National Security che avrebbero chiesto di essere informati sulla attività di indagine svolta dai legali del ricercatore.

L’attività di controllo su Regeni inizia l’11 dicembre del 2015. Giulio viene fotografato da uno sconosciuto nel corso di una assemblea sindacale. E’ lo stesso italiano a raccontare ad alcuni suoi colleghi questo episodio. I servizi segreti in quei giorni cercano informazioni su di lui al punto che il 15 dicembre un agente della National Security, Najem, collaboratore del colonnello Helmy, si reca presso l’abitazione di Regeni per cercare di mettere le mani su una copia del suo passaporto senza però riuscirci. Il 7 gennaio successivo, dopo che Regeni era rientrato in Egitto, viene videoregistrato un incontro tra lui e Abdallah a cui gli 007 forniscono l’apparecchiatura. Dopo quell’incontro le comunicazioni tra il responsabile sindacale e uomini degli apparati si intensificano. Regeni dal 22 gennaio viene pedinato: una attività proseguita fino al 25 (data in cui ricorreva l’anniversario della rivoluzione del 2011) quando di Giulio si perdono le tracce. (fonte Ansa).

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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