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Pamela: difesa, Oseghale non ha ucciso. Famiglia, complicità

Legali,morta per overdose. Parte civile,lui non ha agito solo

di Redazione | 2019-02-13 13/02/2019 ore 19:59

“La difesa ha l’obiettivo di dimostrare che le cause della morte non siano attribuibili a una condotta violenta da parte dell’imputato, ma all’assunzione di sostanza stupefacente”. Lo ha detto uno dei difensori di Innocent Oseghale, l’avv. Simone Matraxia, dopo la prima udienza del processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro in Corte d’Assise a Macerata.

Tesi opposta sostengono accusa e parti civili, in particolare la famiglia della vittima che avvalora anche l’ipotesi di complici di Oseghale, il quale ha ammesso di aver fatto a pezzi il corpo, ma respinge l’accusa di omicidio.

“Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura – ha osservato a margine dell’udienza l’avv. Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela – e riteniamo improbabile che Oseghale possa aver fatto tutto da solo”.

“Quando usciranno le foto – ha aggiunto l’avvocato – credo che chiunque di voi potrà giungere alle conclusioni. E’ stato un lavoro troppo certosino, chirurgico con tracce comportamentali troppo contrastanti: prima la freddezza di ridurre il corpo come l’ha ridotto, poi la fretta di abbandonarlo in due trolley sul ciglio della strada dove era facilmente trovabile”. Sul collaboratore di giustizia che dice di aver ricevuto in carcere la confessione di Oseghale ha rimarcato l’avv. Verni, che “a dimostrare la colpevolezza di Oseghale ci sono consulenze mediche evidenti nel ribadire che Pamela non è morta per overdose ma per due coltellate al fegato”. Ma la difesa ha chiesto la produzione di documenti per ‘smontare’ la credibilità del testimone. Inizialmente il 30enne aveva coinvolto i connazionali Desmond Lucky e Lucky Awelima, sui quali pende la richiesta di archiviazione. Secondo uno dei difensori, Umberto Gramenzi, però, era “per non far capire alla compagna che con la ragazza era da solo in casa”.

Poi Oseghale raccontò invece che i due “non c’erano nell’abitazione. Nelle conversazioni intercettate – ha precisato il legale – ha sempre negato di essere stato lui ad uccidere”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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