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Istituzioni ricordano sequestro Moro, non dimenticare

La corona di Conte e Mattarella. Salvini, ora cattura latitanti

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di Redazione | 2019-03-16 16/03/2019 ore 17:53

Alla stessa ora di quella mattina di 41 anni fa via Mario Fani, alla periferia nord di Roma, si anima sotto la pioggia, per non dimenticare. E’ all’incrocio con via Stresa che il 16 marzo 1978 un commando delle Brigate rosse bloccò la macchina che stava portando Aldo Moro a votare la fiducia al quarto governo Andreotti, e sparò contro i cinque uomini della sua scorta, portandosi via lo statista della Dc.

Fu l’inizio dei 55 drammatici giorni del sequestro Moro e a ricordarli sono le istituzioni tutte. Lo fa poco dopo le 9 il premier Giuseppe Conte che depone una corona davanti alla targa commemorativa. Al centro, resta quella della presidenza della Repubblica. Accanto, i simboli del Parlamento, della polizia, dei carabinieri, ma anche del Pd e della città metropolitana di Roma.

Da Padova è il presidente del Senato Elisabetta Casellati a sottolineare che “Moro era un devoto servitore delle istituzioni e incarnò i valori della democrazia, della giustizia e della libertà, ideali in cui credeva fortemente”. E parlando agli studenti, aggiunge: “Si adoperò anche come ministro dell’istruzione introducendo l’obbligo dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole”. Ai più giovani si rivolge pure Conte. Al termine della cerimonia in via Fani, saluta alcuni studenti romani: per non perdere la memoria di quei giorni, hanno realizzato un documentario su Moro intitolato “Vivo, io sono vivo” e ricostruito leggendo le lettere che scrisse dal covo del sequestro. Conte li ascolta e sembra sorpreso, positivamente.

“Molti vostri coetanei non sanno neppure bene cos’erano le Brigate Rosse. Sembrano anni ormai lontani per la vostra generazione”. Ricorda quella mattina, che fu “uno spartiacque nella nostra storia recente”, anche il presidente della Camera Roberto Fico: “Il Paese e le sue forze migliori sono riusciti a sconfiggere il terrorismo senza derogare ai principi dello Stato di diritto – sottolinea – facendo prevalere i valori comuni e l’unità nazionale sulle legittime differenze politiche”. Per il vicepremier Luigi Di Maio, fu “una ferita per lo Stato che può essere curata in un solo modo: lottando per ottenere la verità”. L’altro vicepremier lega il ricordo all’impegno nella cattura dei latitanti: “Non possiamo dimenticare che troppi terroristi assassini, non solo delle Brigate Rosse, sono in giro per il mondo anziché in galera. Uno di loro è Alessio Casimirri, attualmente in Nicaragua e che partecipò alla strage di via Fani”. E Matteo Salvini conclude: “È il modo migliore per non dimenticare l’orrore, omaggiare le vittime e ribadire che chi sbaglia paga”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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