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Salvini dice no cittadinanza a Ramy, ma Di Maio insiste

Il vicepremier dei 5S pala di “meriti speciali”. Anche Bonafede si schiera per il sì, e precisa: “Lo ius soli non c’entra con la vicenda e non è nel contratto di governo”

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di Redazione | 2019-03-26 26/03/2019 ore 9:40

Foto da Facebook di Marco Cella

“Non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza a Ramy”, il ragazzino eroe del bus di San Donato Milanese, nato in Italia da genitori egiziani. Lo stop arriva dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che spiega il dietro front dando la colpa alla sfilza di precedenti penali di uno “stretto familiare” del tredicenne.

“Le cittadinanze non le posso regalare. Per darle, ho bisogno di fedine penali pulite. Non parlo dei ragazzini di 13 anni, ma non fatemi dire altro. Se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo 20 anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché”, ha aggiunto Salvini.

Ma il collega di governo Di Maio, insiste e dichiara: “Diamogli la cittadinanza per meriti speciali”. Anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede è dello stesso avviso, e oggi ‘Circo Massimo’ ha dichiarato: “Credo si debba riconoscere un merito e dare un riconoscimento importante a un bambino che è stato capace di essere forte e di evitare una tragedia. Bisogna dare la cittadinanza a Ramy”. Quanto allo ius soli “non ha nulla a che fare con questa vicenda e non è nel contratto di governo: M5s ha più volte ribadito che va discusso nell’agenda europea”.

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© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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