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Salvini, da giugno taser a forze dell’ordine

In 6 mesi di sperimentazione la pistola elettrica è stata usata 48 volte. Ma Amnesty e Garante dei detenuti, “rischi per la salute”

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di Redazione | 2019-04-15 15/04/2019 ore 17:40

photo credit @jasonesbain licenza CC https://bit.ly/1rRyEZO

Nei sei mesi di sperimentazione le forze dell’ordine hanno usato per 48 volte il taser. L’arma si è dimostrata efficace secondo il Viminale e il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato che a giugno la pistola a impulsi elettrici entrerà definitivamente in dotazione per il personale in divisa.

Un annuncio che, dopo l’omicidio del maresciallo dei carabinieri a Cagnano Varano (Foggia), si inserisce nel duello Lega-M5S in vista delle Europee. Anche sul dossier sicurezza, infatti, non sono mancati i botta e risposta tra i due alleati di governo, con il vicepremier Luigi Di Maio che pensa a delle aggravanti per chi compie aggressioni contro forze di polizia e militari. E Salvini a replicare ironico: “Ho letto che Di Maio ha proposto di dare più potere alle forze dell’ordine. Ma non era il M5s che voleva mettere il numeretto sul casco dei poliziotti?”.

Il decreto che dava l’ok alla sperimentazione del taser in 12 città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Genova, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi) per Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza risale allo scorso giugno.

L’addestramento – a cura di formatori qualificati e abilitati dall’azienda produttrice della pistola, modello X2 – è stato svolto presso il Centro nazionale di sperimentazione di Nettuno. Il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha emesso delle linee guida per l’uso di quella che viene definitiva “un’arma propria”. La distanza consigliabile per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri. Il taser “va mostrato senza esser impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta in atto”. Se il tentativo fallisce si spara il colpo, ma occorre “considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento ed i rischi associati con la caduta della persona dopo che la stessa è stata attinta”. Bisogna inoltre tener conto della “visibile condizione di vulnerabilità” del soggetto (ad esempio una donna incinta) e fare attenzione all’ambiente circostante per il rischio di incendi, esplosioni, scosse elettriche.

La legge sulla sicurezza ha poi allargato l’impiego della pistola elettrica anche alla polizia municipale. Nella fase di sperimentazione è stata usata 48 volte e nella maggioranza dei casi, fa sapere il Viminale, era stato sufficiente minacciarne l’utilizzo per risolvere la situazione.

L’ultimo episodio sabato a Genova: gli agenti hanno estratto il taser (azionando i soli dispositivi luminosi di puntamento) per bloccare un tunisino che stava cercando di scappare per evitare l’espulsione. Lo straniero è stato fermato e imbarcato sulla nave per il rimpatrio.

Secondo il ministero “è l’ennesima operazione che conferma l’efficacia dello strumento”. Ma il Garante dei detenuti, Mauro Palma, avverte: l’uso della pistola elettrica è “giustificato solo in un ambito limitatissimo di casi”. E ricorda i casi di morte legati all’uso di quella che comunemente viene ritenuta un’arma “non letale”: più di mille nei soli Stati Uniti e le vittime sono soprattutto cardiopatici, soggetti con forme di delirio, tossicodipendenti, anziani o giovanissimi.

Salvini tira dritto comunque, convinto dell’efficacia del taser. E ne approfitta per mandare frecciate al collega vicepremier Di Maio che aveva sostenuto come “la vera legittima difesa serva alle forze di polizia”. “Cambiare idea – osserva il ministro dell’Interno – è sintomo di intelligenza… bene, vuol dire che stare con la Lega porta saggezza”. Stesso concetto ripetuto dal deputato leghista Gianni Tonelli, ex segretario del sindacato di polizia Sap: “Al Movimento 5Stelle – osserva – fa bene frequentare la Lega: ora sente la necessità di difendere le Forze dell’ordine. Nel 2017 alcuni autorevoli grillini, tra cui l’attuale ministro Danilo Toninelli, proponevano il codice identificativo sulle divise come chiesto dai centri sociali. Piuttosto serve approvare in fretta, come da accordi, la telecamera sulle divise che garantisce trasparenza”.

Intanto Amnesty ribadisce la sua preoccupazione per l’uso del taser. “Il 20 marzo dello scorso anno – ha ricordato la ong – quando venne emanata la prima circolare da parte della Direzione anticrimine, l’organizzazione per i diritti umani aveva chiesto che, prima dell’introduzione di quest’arma, venisse effettuato uno studio sui rischi per la salute collegati al suo impiego e fosse garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori delle forze di polizia. Pur se fossero state soddisfatte queste due richieste, aveva sottolineato Amnesty International Italia, il rischio di violazioni dei diritti umani non avrebbe mai potuto essere azzerato, come ampiamente verificato negli Usa, in Canada e in Olanda”.

 

(fonte Ansa)

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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