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Matteo Demenego, ucciso a Trieste, un amico lo ricorda

Solo il ricordo profondo e puro (di un amico) può accompagnare la perdita dei due poliziotti uccisi a Trieste Matteo Demenego ha un amico che parla di lui

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di Redazione | 2019-10-5 5/10/2019 ore 18:40

Tanti i pensieri e le dichiarazioni per i due poliziotti uccisi a Trieste. Tanto il dolore manifestato dai singoli come dalle istituzioni.

Pierluigi Rotta, 34 anni di Napoli e l’agente Matteo Demenego, 31 anni di Velletri, lasciano scritto con il sangue il loro sacrificio e l’obbligo dello Stato a farsi finalmente e tangibilmente responsabile per chi mette ogni giorno la propria vita al servizio della sicurezza di tutti gli Italiani.

Troppo poco si sa e si fa per le forze dell’ordine la cui presenza è data quasi per scontata come pure il loro martirio. E’ come se la vita di un uomo delle forze dell’ordine valesse meno della nostra. Stipendi ridicoli, dotazioni di difesa insufficienti, totale mancanza di supporto sia logistico che pratico. Sappiamo benissimo che in molti commissariati, la cancelleria, come altri generi di prima necessità, mancano regolarmente. Chi sopperisce a tali carenze? Sono gli stessi agenti che fanno le collette persino per le risme di carta per la fotocopiatrice pur di far funzionare la baracca. Quasi tutti, ci dicono, fanno gli straordinari regolarmente perché, quei pochi Euro in più fanno spesso la differenza.

E’ triste constatare quanto poco lo Stato Italiano faccia per sostenere le forze dell’ordine! Nessuna frase di circostanza o funerale di Stato può cancellare la ferita di quanto avvenuto a Trieste e in tante altre occasioni.

E dopo questa, secondo noi, doverosa, apertura riportiamo qui il ricordo di un compagno di Matteo Demenego:

Ho conosciuto Matteo quando avevo 7-8 anni, quando insieme ad altri mi ha accolto nella Virtus Velletri. Abbiamo condiviso insieme l’adolescenza. Amava il suo lavoro”. A raccontarlo Giorgio Zaccagnini, un suo amico di infanzia. Dopo le superiori decise di arruolarsi, prendendoci di sorpresa – ha aggiunto -. Ricordo il mio stupore e quello di un altro amico, ma soprattutto ricordo gli occhi di Matteo che brillavano nell’inseguire il suo sogno di entrare in polizia. Da quando era a Trieste ci incontravamo durante le feste quando veniva a Velletri a trovare la famiglia. Capitava di incontrarci in centro e finivamo per tornare indietro tra quei ricordi che faranno sempre parte di me”. “Ieri sera ho incontrato la famiglia per qualche istante perché ho accompagnato il vicesindaco a casa loro per portare le condoglianze della città -ha detto Zaccagnini che è consigliere comunale a Velletri -. Ci siamo abbracciati. Poi sono partiti in serata con un volo per Trieste. Siamo tutti riconoscenti a Matteo per il servizio che ha reso all’Italia. Siamo molto scossi.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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