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Coronavirus, calano i contagi ma “bisogna essere cauti”

Giovanni Rezza, dell’Istituto superiore di sanità, avverte: “Indipendentemente dalla riduzione dei contagi questo virus resterà e per questo bisogna continuare a rispettare le misure”

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di Redazione | 2020-04-8 8/04/2020 ore 10:34

Arrivano per il nostro Paese i primi segnali di speranza nella crisi sanitaria provocata dal coronavirus. Ieri si è infatti registrato il numero più basso di nuove infezioni dal 10 marzo (con 870 nuovi casi, mentre 1.555 persone sono guarite). Durante la conferenza stampa il direttore del dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha dichiarato che i dati confermano la “tendenza” al ribasso dei contagi degli ultimi giorni, con un numero di nuove infezioni che è la metà degli 1.941 registrati il 6 aprile scorso. In totale, in Italia sono stati registrati 135.586 casi di coronavirus. Per quanto riguarda i decessi, nelle ultime 24 ore se ne registrano altri 604, una cifra in linea con quelli dei giorni precedenti, che porta ad oltre 17.000 i morti complessivi. Borrelli ha parlato anche di una riduzione sia dei pazienti ricoverati sia dei ricoveri in terapia intensiva.

Il numero totale delle vittime del Covid-19 sale a 17.127 mentre 94.067 sono le persone ancora affette dal virus. Cala anche il numero delle persone in terapia intensiva. Delle 135.586 persone contagiate dal coronavirus, infatti, 28.718 sono ricoverate con sintomi, 258 in meno di ieri, 61.557 si trovano in isolamento domiciliare e 3.792 in terapia intensiva, 106 in meno di ieri. Questo dato rappresenta la maggiore riduzione su base quotidiana dall’inizio dell’emergenza. Per quanto concerne i tamponi utilizzati per diagnosticare il virus, la Protezione civile ha reso noto che ne sono stati effettuati 755.445 su tutto il territorio nazionale.

“Finalmente sembra si inizi a vedere una diminuzione dei nuovi casi. Finalmente dopo una fase di plateau sembra esserci una discesa. La curva flette in basso però bisogna essere cauti, aspettiamo domani e dopodomani ma la situazione sembra migliorare“. Lo ha affermato Giovanni Rezza dell’Istituto superiore di sanità nel corso del bollettino della della Protezione civile. “Bisogna essere molto cauti anche perché indipendentemente dalla riduzione dei contagi questo virus resterà e per questo bisogna continuare a rispettare le misure. Ogni rilassamento – ha aggiunto – può voler dire una ripresa della circolazione”. Rezza ha inoltre affermato che “effettivamente abbiamo una popolazione anziana ad alto rischio ed abbiamo una sottostima dei decessi nelle Rsa”.

Per quanto concerne i test sierologici, più rapidi rispetto al tampone orofaringeo, il professore ha sottolineato che “non sono del tutto soddisfacenti, l’affidabilità è ben lontana dal 100 per cento”. E in riferimento ai test sugli anticorpi ha aggiunto: “Se facessi un test anticorpale sarei contento, però non mi avvicinerei a qualcuno a più di un metro perché mi resterebbe un dubbio, visto che le caratteristiche del test non sono così sviluppate da avere certezza. Poi su quanto sia duratura l’immunità – ha chiarito – bisogna ancora studiare. Non ci sono certezze“. Rezza ha infine sottolineato che spetta all’esecutivo il compito di prendere decisioni sull’inizio della fase due dell’emergenza. “Non so – ha affermato – quando ci sarà la fase due e come ci sarà, spetta al governo decidere. Ma bisogna essere tempestivi nel rintracciare i casi dove un focolaio è nascente”. Anche il capo dipartimento Borrelli ha sottolineato che la riunione fra il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ed il comitato tecnico scientifico “è stata interlocutoria e rimane confinata in una consultazione. La decisione” sulla fase due “spetterà all’autorità politica ed al presidente del Consiglio” E ha aggiunto che “in quella sede saranno rese note le decisioni assunte”. Borrelli ha concluso dicendosi convinto che tali decisioni “saranno rese note al più presto e prima della data del 13 aprile”.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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