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Digitale/Rete Unica: è scontro aperto Tim e Open Fiber

La bagarre sulla fibra ottica nazionale è una pesante incognita su innovazione e rilancio del Paese. Ministro Gualtieri tenta mediazione

Claudio Sonzogno
di Claudio Sonzogno | 2020-08-24 24/08/2020 ore 19:22

La fibra di Open Fiber arriva a Roma Sud

Se l’ad di Tim, Luigi Gubitosi, insiste sul controllo controllo della rete unica e il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri fa sapere di essere fiducioso di trovare una mediazione puntando su una infrastruttura indipendente, ma con controllo condiviso, per ora gli altri protagonisti della telenovela d’agosto delle tlc non si muovono dalle loro posizioni.
Come noto, si è espresso per Una Rete Unica Nazionale, oltre il parlamento con una mozione approvata all’ unanimità, metà dello stesso governo, cinquestelle, Iv e una parte del Pd, nonché l’opposizione con in testa il leader di Fdi, Giorgia Meloni.

Lo stesso ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, interpellato dall’Ansa sulle ultime dichiarazioni di Gubitosi ha tenuto a sottolineare che ‘’la rete unica la fa lo Stato’’ con il suo viceministro che ribadisce che Tim non può controllare la rete unica.

Senza contare che l’operazione se portasse invece a una sorta di monopolio privato deve per forza passare al vaglio dell’autorità antitrust competente, ed il responso, sulla base di informazioni raccolte da ‘’La stampa’’, sembrerebbe tutt’altro che scontato.

In particolare anche riguardo all’ingresso del fondo statunitense Kkr nella nuova società della rete di Tim, che Gubitosi conferma di essere determinato a costituire, oltre a Grillo che vorrebbe uno stop, non poche perplessità vengono sollevate da Fdi per la presenza in un asset strategico di un azionista straniero. Mentre il ministro Gualtieri, dopo avere chiesto una sospensione dell’ investimento all’inizio di agosto, fa ora sapere di valutarlo positivamente.

Si è espresso recentemente sulla opportunità di una Rete unica neutrale, non posseduta da Tim, ma semmai condivisa da tutte le telco, anche Franco Bassanini, presidente Open Fiber che dovrebbe fondersi con la costituenda società della rete di Tim, per completare, senza sovrapposizioni e rapidamente, la infrastruttura necessaria per risolvere il digital divide territoriale.

Sia pure dichiarandosi aperto al negoziato, Gubitosi, intervistato da ‘’La Repubblica’’ dopo Ferragosto, si toglie ‘’non pochi sassolini dalle scarpe’’ verso la società posseduta al 50 per cento da Enel e Cdp, Cassa depositi e Prestiti. Oltre a sottolineare il ritardo di tre anni nei programmi di investimento nelle aree bianche, l’ad di Tim la accusa di annunci roboanti seguiti da traguardi non raggiunti. ‘’

Non si fa attendere la replica di Oper Fiber che evita di intervenire alle contestazioni perché – sostiene in una nota – non risponde dei suoi risultati e dei suoi conti al dott. Gubitosi, ma ai suoi azionisti e al pool delle 14 primarie banche che la finanziano. ‘’Ci coglie il sospetto, senz’altro infondato, – aggiunge – che Open Fiber sia un’ottima opportunità per non toccare temi scomodi di casa propria, che meriterebbero forse maggiore analitica e approfondita attenzione’’.

Ribadita l’impossibilità di scendere sotto al 50 per cento del capitale, nonché di essere in minoranza nel cda, perché l’infrastruttura è il cuore del gruppo, Gubitosi si rende disponibile a collaborare con il governo per trovare una soluzione sulla governance nell’ interesse del Paese. ‘’Non posso entrare nei dettagli, ma nei giorni scorsi – annuncia – abbiamo presentato la nostra posizione a Cdp e siamo in attesa di una risposta’’. Tuttavia, secondo ambienti del settore tanta segretezza potrebbe nascondere altrettanta incertezza, sia riguardo al contenuto che l’accoglienza della proposta.

Infine Gubitosi sottolinea come già un concorrente come Fastweb abbia deciso di aderire alla nuova società delle Rete di Tim , FiberCop, aggiungendo che altri operatori sarebbero benvenuti sia per entrare nel capitale, sia attraverso il modello del coinvestimento. Ma a quanto risulta le maggiori, telco, a partire da Vodafone, si mantengono negative rispetto alla prospettiva che vada a un concorrente il controllo azionario di una infrastruttura vitale per la loro attività.

In attesa che, come spera Gualtieri, le posizioni possano un giorno convergere, secondo ambienti del Mise ‘’la costituzione di una società separata dalla rete da parte di Tim è un passaggio rilevante e opportuno, che il governo auspica possa collocarsi in un percorso volto alla costituzione di una rete aggregata e indipendente’’.
Tuttavia ogni giorno che si perde per la costituzione delle Rete Unica Nazionale vuol dire gravi ritardi e inutili sovrapposizioni nella diffusione territoriale della infrastruttura, dalla quale dipende il digitale, fondamentale per il futuro del Paese, a partire dai progetti per il Recovery Fund da presentare alla Ue a metà ottobre.

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A proposito dell'autore

Claudio Sonzogno
157 articoli

Giornalista professionista dal 1969, ha diretto agenzie di stampa nazionali dal 1972 al 2011. Da Direttore dell'Agenzia finanziaria Radiocor e dell'Agenzia Giornali Associati, AGA, a Direttore dell'Asca, la prima agenzia italiana su Internet. Dal 2009 al 2011 Direttore dell'Agenzia APCOM/TMnews, oggi Askanews, innovativa nelle videonews. Ha collaborato con L'Espresso. Opinionista per i Gr della Rai, ha partecipato a programmi di economia. Scrive per "Prima Comunicazione".

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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