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Vaccini, Vaticano: sanzioni a chi rifiuta senza motivo

L’applicazione delle norme adottate sotto Benedetto XVI

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di Redazione | 2021-02-18 18/02/2021 ore 16:30

Con un decreto il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano precisa che “il lavoratore che senza comprovate ragioni di salute rifiuti” di sottoporsi alla campagna vaccinale può subire sanzioni che possono giungere fino alla interruzione del rapporto di lavoro. Il decreto Vaticano firmato l’otto febbraio – che ha avuto una certa eco sui blog tradizionalisti con simpatie “no vax” -rimanda, più precisamente, all’articolo 6 delle “norme a tutela della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali da osservarsi negli accertamenti sanitari in vista dell’assunzione del personale e durante il rapporto di lavoro”.

Norme approvate nel 2011 sotto Benedetto XVI, che, all’articolo 6, stabiliscono che “il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti preventivi o periodici previsti ed agli accertamenti sanitari d’ufficio, nonché la rinuncia alla prosecuzione dell’accertamento preventivo, periodico o d’ufficio già iniziato, comportano per i dipendenti conseguenze di diverso grado che possono giungere fino alla interruzione del rapporto di lavoro”. Il decreto “in materia di emergenza sanitaria pubblica” approvato lo scorso 6 febbraio dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, regolamenta i diversi aspetti legati alla pandemia. La premessa è che “sottoporsi alla vaccinazione viene ritenuta “la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri” e “che tale rifiuto potrebbe aumentare seriamente i rischi per la salute pubblica”.

Tra le varie misure – limitazione dell’assembramento di persone, distanziamento fisico e quarantena, norme igieniche, dispositivi di protezione individuale, protocolli terapeutici e protocolli di vaccinazione – l’articolo 6 affronta i “provvedimenti nei confronti dei lavoratori”. Oltre al caso del “lavoratore che senza comprovate ragioni di salute rifiuti” di sottoporsi alla campagna vaccinale, per il lavoratore che, invece, “per comprovate ragioni di salute non può sottoporsi alla somministrazione del vaccino”, l’amministrazione può adibirlo “a mansioni differenti, equivalenti o, in difetto, inferiori, garantendo il trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza”. Per tutte le altre violazioni (limitazione dell’assembramento di persone, distanziamento fisico e quarantena, norme igieniche, dispositivi di protezione individuale) il decreto elenca le sanzioni amministrative pecuniarie corrispondenti.

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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