Partite incrociate tra MIT e Campidoglio per finanziare e definanziare progetti. Le opportunità e i rischi della faccenda
È una spy story in piena regola quella che sta correndo sui binari presenti (e futuri) della Capitale. Come insegna il dossier Metro C, le grandi partite ‘su ferro’ di Roma prevedono la presenza di un compagno di squadra importante e spesso ingombrante: il governo guidato da Giorgia Meloni. Troppo importante per inscenare a sue spese una guerra tra bande fra schieramenti politici avversi, il futuro della mobilità di Roma passa attraverso sinergie, scambi, dirottamenti di fondi. Ne è un esempio la recente questione che riguarda il finanziamento delle nuove tranvie della Capitale. Come raccontano i blogger del Comitato MetroXRoma, il Ministero dei Trasporti ha assegnato oltre 118 milioni di euro a due importantissimi progetti tranviari, ovvero la Linea G Termini-Tor Vergata (l’ex Roma-Giardinetti) e la nuova tranvia Togliatti, attualmente in costruzione. Cifre significative per progetti altrettanto rilevanti che fanno sorgere una domanda, semplice e diretta: da dove provengono i soldi? Sono fondi destinati ex-novo dal dicastero guidato da Matteo Salvini? La riposta del comitato è negativa, visto che potrebbero essere arrivati dal definanziamento della funivia Casalotti-Battistini, con un valore stimato di circa 109 milioni di euro, a cui si potrebbe aggiungere il niet anche per l’altra funivia Villa Bonelli – Magliana – EUR Magliana.
Anche i più acerrimi detrattori delle funivie di grillina memoria, però, dovrebbero attendere prima di cantar vittoria.
“Se da un lato i cantieri della tranvia Togliatti sono finalmente una realtà concreta, la Linea G Termini – Tor Vergata è in grandissimo ritardo: la gara sarà fatta solo il prossimo anno e il contratto d’appalto, di conseguenza, ancora non c’è – spiega MetroXRoma – Il vero nodo critico emerge sul piano amministrativo. Il Decreto-Legge 95/2025, istitutivo del fondo unico per il trasporto di massa, impone tempistiche estremamente serrate per la formalizzazione degli impegni contrattuali. Se entro il 31 dicembre 2025 non è stata perfezionata un’obbligazione giuridicamente vincolante, le risorse originariamente destinate alla Linea G, pari a circa 200 milioni di euro, verrebbero automaticamente riallocate in una sezione speciale del fondo. Una collocazione tutt’altro che neutra, che renderebbe tali somme vulnerabili a possibili rimodulazioni o decurtazioni da parte del MEF a partire dal 2027”.
Da qui, un cortocircuito che potrebbe risultare estremamente rischioso per il tpl capitolino.
“Saremmo di fronte a una contraddizione inaccetabile, prima ancora che a una decisione politicamente illogica: revocare 200 milioni di euro in primavera dopo averne stanziati 118 solo pochi mesi prima, a dicembre. Proprio perché un simile scenario rasenterebbe l’assurdo, riteniamo fondato attendersi che vengano attivati i meccanismi correttivi già contemplati dal decreto stesso, così da permettere nel 2026 la riassegnazione anche delle risorse inizialmente previste – concludono – Un passaggio indispensabile per garantire la copertura integrale dell’intervento e mettere al riparo l’intero finanziamento dei lavori”.