La moda di quest'inverno ci vuole impellicciate, poco importa se la temperatura non giustifica la scelta. Vogliamo la pelliccia vera? andiamo a cercarla nel fondo degli armadi di casa, se la vogliamo nuova dobbiamo comperarla sintetica inquinando ancora di più l'ambiente
Ormai lo sappiamo bene che la moda va e viene, sparisce e ritorna prepotentemente in una giostra estenuante. E’ stato così per l’orlo delle gonne a cui si sono attribuiti anche valori politico/economici. E così è per le pellicce che, nonostante le temperature miti di questo strano inverno, hanno invaso i nostri centri. La gamma delle offerte non ha limiti e ogni desiderio, per seguire la tendenza, trova modo di sfogarsi a qualunque livello di prezzo e di creatività.
Per anni le pellicce “vere” sono state prese di mira, vuoi perché simbolo di una ricchezza ostentata e vuoi per una questione etica a tutta difesa degli animali allevati solo per il loro pelo.
Resterà nella storia il gesto di un gruppo di appartenenti al Movimento Studentesco che il 7 dicembre del 1968, all’apertura della prima della Scala a Milano, lanciò: uova, spray e ortaggi contro le signore in pelliccia. Un attacco, soprattutto, all’immagine alto borghese della serata. Però, nonostante questo sfogo di parte, le pellicce vere e magari firmate hanno continuato ad essere oggetto di desiderio nel faticoso e insidioso percorso, tutto in salita, della scala sociale. Poi, con il passare del tempo e l’avvento di altre mode questi indumenti hanno iniziato a scomparire a favore di giacche a vento super imbottite e super care.
Le vie della Capitale, però, non sono così fredde e innevate come un sentiero di Cortina, così, d’improvviso, è partito un desiderio generalizzato e impellente di tornare a un modo di vestire quiet luxury discreto e raffinato.
Molti brand di lusso (Gucci, Prada, Versace, Armani, Moncler) hanno bandito le pellicce nuove dalle loro collezioni, altri continuano ad averle in repertorio (Fendi) e altri ancora come Miu Miu, Saint Laurent, Balenciaga hanno rilanciato la pelliccia come elemento chiave, quasi sempre dichiarandola finta o riciclata.
Proprio da questi due concetti di pelliccia parte l’annosa diatriba: ma è morale allevare in piccole gabbie poveri animali il cui unico valore è il pelo che li ricopre? No. Quasi tutta l’Europa sta combattendo contro questi allevamenti, spesso intensivi e l’Italia spicca per il divieto entrato in vigore il 1° gennaio 2022 che ha sancito la fine degli allevamenti di animali da pelliccia per finalità di moda e di commercio.
Quindi il top del trendy quest’anno sono le pellicce second hand o quelle che per anni sono state sotto naftalina nel fondo degli armadi di casa e diventate vintage.
Ma dato che non tutti possono racimolare un capo d’antan, l’industria del fast fashion e non solo ha “inventato” la pelliccia finta che è fatta, per lo più, da fibre artificiali come poliestere, acrilico e altri derivati dal petrolio e con un impatto ambientale davvero notevole. Già perché rilasciano: microplastiche che ad ogni lavaggio intasano le acque e il suolo, non sono praticamente biodegradabili e possono impiegare centinaia o anche migliaia di anni per consumarsi nell’ambiente, dipendono da petrolio e sostanze chimiche e i processi di lavorazione e colorazione sono una vera calamità soprattutto se vengono da paesi con ben poca attenzione all’ambiente e alla salute di chi si occupa della loro lavorazione.
Se a questo aggiungiamo il nostro essere sempre più compulsivi negli acquisti possiamo immaginare la quantità di merce sintetica che andrà a pesare su quei luoghi che già sono immense discariche a cielo aperto.
La pelliccia non è un indumento indispensabile, ma se la nostra autostima dipende proprio da quel capo allora vi suggeriamo di gironzolare per mercati, mercatini e di fare uno o più giri nei negozi di vintage dove costano poco e si possono facilmente fare ottimi affari.