Gite scolastiche e la loro reale utilità

Le gite scolastiche invadono Roma e creano un nuovo modello di iperturismo. Per molti ragazzi la parte ludica vince sulla parte didattica, peccato anche per i costi di queste gite che creano un divario fra chi può pagare e chi resta a casa

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Roma, in questo periodo povero di turisti è invece invasa dal popolo delle gite scolastiche che, compatte e strepitanti, vagano per il centro. Queste migrazioni in massa in Italia possano essere conteggiate nell’ordine delle centinaia di migliaia all’anno, tra uscite giornaliere, visite didattiche e viaggi più lunghi.

Agli inizi del ‘900 nascono le prime “escursioni didattiche” con visite a musei, campagne, fabbriche e monumenti nel pieno intento di conoscere da vicino quello che si studiava sui libri. Avevano allora, realmente, come fine l’istruzione e perché no anche una maggior aggregazione fra gli studenti e l’interazione con l’ambiente. Ad oggi le gite scolastiche dovrebbero essere parte integrante del percorso formativo e legate anche all’iter di studio, ma per quello che ci è dato di capire si sono trasformate, per la maggior parte, in un “liberi tutti” di indecifrabile utilità dove la componente ludica supera di gran lunga quella didattica.

La movimentazione di un così ingente numero di persone è sicuramente redditizia, per il trasporto, per i luoghi meta delle visite e forse anche per i ristoranti (?), ma spesso diventa un problema per gli hotel che, se da un lato vendono molte camere in periodi di bassa stagione, dall’altro devono mettere in conto: disturbo per gli altri clienti, danni, anche di lieve entità, a strutture e cose, gestione più complessa e minori margini di guadagno.

Ma tutte queste note non fanno emergere i lati profondamente divisivi delle gite scolastiche: la netta differenza fra studenti che possono o meno permettersi di partecipare, con situazioni e sentimenti di esclusione, non farà altro che spargere un primo fatidico seme di disuguaglianza economica. Da questa micro sommatoria di pseudo divari possono nascere: emarginazione, senso di superiorità fino all’ormai tragico bullismo; e tutto questo perché le escursioni didattiche sono troppo care a fronte di un servizio logistico (trasporti, ospitalità, cibo) troppo spesso di bassissimo livello.

Ho appena assistito alla partenza di una classe dove su 20 studenti solo 11 sono partiti e per una meta che non trova alcuna ragione di visita. E quelli che restano a casa? vanno avanti con il programma, creando a questo punto, un ulteriore divario didattico fra i 2 gruppi. Non se ne esce. Come non se ne esce dal convincimento dei ragazzi che la gita scolastica rappresenti un momento di superficialità in parte trasgressiva visto che nessuno ha mai indicato loro limiti e comportamenti.

E allora sì, sono abbastanza contraria a questi viaggi di gruppo la cui finalità resta un buco nero nello scorrere dell’anno scolastico

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