Moltissimi vacanzieri sono ancora bloccati: non ci sono voli e non ci sono i soldi per pagare il ritorno. Intanto le prenotazioni per i prossimi viaggi vengono cancellati con immense perdite per le agenzie
Oggi, che più di mezzo mondo è diventato anglofono per loro è stato coniato il termine stranded tourists che tradotto potrebbe anche significare essere incagliati o arenati. In realtà, bloccati. E così, in effetti, si sono concluse le vacanze esotiche di circa 9000 nostri connazionali fermi, pieds dans l’eau, per lo stop dei voli di ritorno e per la chiusura degli spazi aerei sopra e tutt’intorno alle loro teste. Moltissimi concluso il periodo previsto nel pacchetto viaggio, tutto compreso e non sapendo che pesci prendere, con armi e bagagli si sono trasferiti in aeroporto per tutti quei lunghi giorni che li dividono da un imbarco qualunque. Lì, perderanno tutta o quasi l’abbronzatura, mentre l’enfasi del ricordo sbiadirà fino a concentrarsi nelle centinaia di selfie scattati compulsivamente. E’ tutto un via vai di telefonate nella disperata ricerca di trovare un passaggio per tornare a casa, ma l’impresa risulta vana o per lo meno inaccessibile economicamente per molti degli ex vacanzieri, perché, come in questo caso, il diavolo fa le pentole e non i coperchi e il tanto sognato viaggio paradisiaco si dimostra fragile anche perché, tanto per risparmiare un po’, non si è fatta l’assicurazione e in più sul conto corrente mancano proprio quelle poche migliaia di euro che garantirebbero il rientro. Come dice Salvatore Merlo sul Foglio (7 marzo ’26) è assurdo pretendere che si provveda con voli di stato perché chi parte per turismo in luoghi instabili o lontani dovrebbe assumersi la responsabilità economica del viaggio e dei rischi, compreso il ritorno; e poi, il costo dei voli di stato o dei rimborsi eventuali andrebbero scaricati sui contribuenti, cosa inaccettabile soprattutto per chi non nuota nell’oro e non ha goduto di spiagge bianche e mari cristallini.
Ma per quei tanti che non riescono a tornare moltissimi altri vacanzieri non partiranno neppure.
Questa guerra che a sentire Trump doveva essere veloce e trionfante in realtà si sta allargando in modo inatteso e l’Iran dimostra un desiderio a lungo represso di colpire gran parte del Medio Oriente e i paesi attorno al Golfo Persico.
La totale insicurezza e pericolosità si riflette anche sulle tante prenotazioni per le classiche mete esotiche, così care agli italiani. Si calcola che, ad oggi, almeno 1 opzione su 5 sia già stata cancellata e che a cascata, col proseguire della guerra, tantissime altre faranno la stessa fine. Le compagnie di viaggio stimano perdite per circa 6 miliardi anche per la vicinanza della Pasqua con il quasi esaurito dappertutto. Alcuni, pur di non restare a casa, scelgono mete alternative molto diverse, però, dai paradisi sognati.
Facendo il punto su quest’estate ormai prossima possiamo prevedere che l’Europa e l’Italia in particolare diventeranno mete sostitutive ideali per chi vuole sicurezza e qualità senza rinunciare al fascino del viaggio. Il turismo estivo sulle spiagge italiane beneficia di questo trend, con una domanda crescente di vacanze più tranquille e organizzate.
Resta comunque il punto dolente del rincaro energetico che potrebbe incidere fortemente su tutta la filiera e sui consumi