Lucarelli, 55% non lavora, partnership con privati per autonomia
(ANSA) – ROMA, 22 NOV – Portare stabilmente i percorsi di
formazione professionale e avviamento al lavoro all’interno dei
centri anti-violenza di Roma. Con questa mossa il Campidoglio
tende la mano alle donne vittime di violenza per aiutarle,
quando non lo sono, a diventare autonome anche al livello
economico. Ad annunciarlo all’ANSA, a pochi giorni dalla
giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle
donne, è l’assessora alle Pari Opportunità Monica Lucarelli.
Dall’inizio dell’anno “ci sono stati oltre 100 femminicidi –
ricorda Lucarelli – e sono solo la punta dell’iceberg di un
fenomeno in crescita. Purtroppo la violenza fisica spesso si
accompagna a quella psicologica ed economica. Come
amministrazione, non solo aumenteremo i centri antiviolenza e le
case rifugio (ad oggi ci sono solo 14% dei posti rispetto
all’indicazione di Bruxelles), ma anche i servizi che diamo a
queste donne. Ad esempio, attraverso partnership con soggetti
privati”, per rendere stabili “percorsi di formazione
professionale ed avviamento al lavoro” nei centri. Il piano “per
le pari opportunità” elaborato dalla titolare alle Pari
Opportunità della giunta Gualtieri si compone di “tanti filoni”.
“E’ importante che Roma diventi punto di riferimento sul tema
dei diritti ed in primis sulle pari opportunità – premette -. E’
un elemento che è interno alla nostra Costituzione, quindi
niente di nuovo a livello di principio, ma concretamente sì.
L’obiettivo è che tutti i generi abbiano le stesse opportunità”.
A Roma, spiega l’assessora, “la partecipazione di donne al mondo
del lavoro è ferma al 45%, una percentuale al di sotto della
media italiana, che peraltro non rispetta standard europei. Il
55% delle donne o non lavora o non lavora con contratti legali.
Non solo: di questo 45% una larga fetta è lavoro part time (e
non tanto per libera scelta, quanto a causa di alcune
precondizioni: ad esempio se le donne hanno completamente sulle
loro spalle il lavoro di cura, difficilmente riescono a lavorare
a tempo pieno). Inoltre, le donne sono state le più colpite
dalla pandemia”. (ANSA).