Pino Micol grande Adriano, nel segno di Albertazzi

personale intensa interpretazione di imperatore della Yourcenar

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(di Paolo Petroni) (ANSA) – ROMA, 30 OTT – Lunghi e calorossissimi applausi sono andati all’intensa e personale interpretazione di Pino Micol che, dopo il debutto pre pandemia al Teatro Olimpico di Vicenza, ha portato a Roma per l’inizio di un giro tre repliche straordinarie al Teatro Arcobaleno che terminano domani ”Le memorie di Adriano” dal romanzo di Marguerite Yourcenar, sempre con la storica regia di Maurizio Scaparro e raccogliendo idealmente l’eredità di Giorgio Albertazzi, che ne fece un suo cavallo di battaglia per oltre 25 anni. ”Conservo un ricordo chiaro di quell’allestimento che ha avuto centinaia e centinaia di repliche – racconta Micol – ma per questo spettacolo in particolare mi sono dovuto affidare esclusivamente a quello che è il mio universo di emozioni. Nel romanzo si delinea la storia di un uomo glorioso, un imperatore stupendo che è anche un poeta, amante delle arti e della socialità, vicino ai desideri del popolo: una figura memorabile, anche se noi non sappiamo se nella realtà lui fosse davvero così fino in fondo. È l’immaginazione dell’autrice che ci ha trasmesso questo ritratto ideale e io credo che dietro a questo personaggio si celi proprio lei stessa. Yourcenar ha voluto regalare al mondo, attraverso il suo libro, un grandissimo messaggio di speranza e di bellezza. Accanto alla figura politica c’è infatti l’uomo con le sue passioni, i suoi amori, i suoi dolori e i suoi lutti, l’amicizia profonda e il rispetto per l’umanità”.
    Lo spettacolo, cui partecipa il danzatore Federico Ruiz sulle musiche di Evelina Meghnagi, mentre Micol dona una umanissima nota dolente in più alla cosciente serenità intellettuale e i profondi sentimenti di amore dell’imperatore romano che vede avvicinarsi la fine dei suoi giorni e ricorda le sue passioni ma assieme sente crescere un’inquietudine nel fare i conti con la propria storia e il proprio potere, soprattutto sentendo che con lui sta cambiando e sparendo tutta un’epoca.
    Quando fu ideato e creato da Scaparro nel 1989 pareva alludere ad altre cadute e transizioni, altri crolli di muri e imperi.
    Oggi il senso della fine che caratterizza il personaggio e il suo mondo porta a riflettere sulla crisi della nostra civiltà occidentale. (ANSA).
   

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