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Carcere: il diritto mancato alla salute mentale

La Relazione annuale 2025 della Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, descrive un sistema vicino al punto di rottura

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Il diritto alla salute mentale è una conquista recente che, in carcere, non è ancora arrivata. La fragilità psicologica dei detenuti è uno dei problemi che si sommano da anni, a partire dal sovraffollamento. Ne scrive oggi il dorso romano de La Repubblica.

La Relazione annuale 2025 della Garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale, Valentina Calderone, descrive un sistema vicino al punto di rottura: i penitenziari romani ospitano molti più detenuti dei posti disponibili, mentre personale e servizi sanitari faticano a reggere.

Il caso più evidente è Rebibbia Nuovo Complesso: a fronte di 1.057 posti effettivi, al 31 maggio 2026 erano presenti 1.614 detenuti, oltre 500 in più della capienza reale e 600 in più rispetto a fine 2024. Peggio ancora a Regina Coeli, dove i 572 posti disponibili si scontrano con oltre mille reclusi: quasi il doppio della capienza. Anche il femminile di Rebibbia è sotto pressione, con 379 detenute contro 265 posti. Solo la Casa di reclusione di Rebibbia e la “Terza Casa” reggono l’equilibrio.

Il sovraffollamento non è solo un dato: è la causa principale del peggioramento della vita in carcere, tra tensioni, autolesionismo e aggressioni. E il personale non è cresciuto di pari passo: mancano agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali. A Rebibbia oltre il 70% delle visite mediche esterne non viene eseguito, a Regina Coeli il 55%.

Crescono anche gli eventi critici: 5.028 nell’ultimo anno, il triplo rispetto al precedente, con i tentativi di suicidio raddoppiati. Per il sindaco Roberto Gualtieri, «il carcere non è un mondo a parte: è il luogo in cui si misura la capacità delle istituzioni di garantire sicurezza e credibilità del sistema». Il governo ha stanziato 750 milioni per 10mila nuovi posti, ma per l’assessora Barbara Funari “il carcere concentra sempre più problemi che nascono fuori: fragilità economiche, dipendenze, disagio mentale, solitudine”.