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Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: Roma ricorda le 335 vittime della violenza nazifascista

Il principale responsabile dell'organizzazione della strage, l'ufficiale delle SS Herbert Kappler, fu processato e condannato nel dopoguerra

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“Ricordare è un dovere, per costruire una coscienza e un futuro in cui simili tragedie non abbiano più spazio». Con queste parole il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto la giornata commemorativa dell’82° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, rendendo omaggio sui social alle 335 vittime di quella che ha definito “la violenza nazifascista” e rinnovando l’impegno a difendere i valori della libertà, della dignità e della pace.

Oggi Roma commemora quel 24 marzo 1944, quando le SS naziste trucidarono 335 persone in rappresaglia all’attentato partigiano di via Rasella, compiuto il giorno prima contro un reparto militare tedesco. La logica della rappresaglia era brutale e precisa: dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso. Le vittime furono scelte tra prigionieri politici, ebrei, civili rastrellati per strada, militari. Uomini di età, fede e condizione sociale diversa, accomunati da un destino che non avevano scelto. Furono condotti nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina a gruppi, costretti a inginocchiarsi e uccisi con un colpo alla nuca. Quando fu finita, i nazisti fecero saltare gli ingressi per nascondere il crimine. Non ci riuscirono.

Il principale responsabile dell’organizzazione della strage, l’ufficiale delle SS Herbert Kappler, fu processato e condannato nel dopoguerra. Ma nessuna sentenza ha potuto restituire alle famiglie ciò che fu loro tolto.

Oggi il sito è un sacrario nazionale. Le gallerie scavate nella roccia, i nomi incisi nella pietra, il silenzio che accompagna chi visita il mausoleo: tutto parla ancora di quella violenza e di quell’ingiustizia. Ogni anno istituzioni, cittadini e familiari delle vittime si ritrovano qui per rendere omaggio, in un rito collettivo che è insieme lutto e monito.

Ricordare le Fosse Ardeatine non è solo un atto dovuto verso il passato. È un modo per tenere viva la coscienza che la libertà ha un costo, e che la storia può tornare a presentare il conto quando si abbassa la guardia.

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